ICH KÜSSE IHRE HAND, MADAME!

Robert Land

R. e Sc.: Robert Land. S.: Rolf E. Vanloo, Robert Land. F.: Karl Drews, Gotthardt Wolf Scgf.: Robert Neppach. In.: Harry Liedtke (Jacques), Marlene Dietrich (Laurence Gerard), Pierre de Guingand (Adolf Gerard), Karl Huszar-Puffy (Tallandier). P.: Super-Film Production. L.: 1881m., D.: 83’.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

La musica

“In Ich küsse ihre Hand, Madame!, Marlene Dietrich trova il suo primo ruolo da protagonista con una parte già perfettamente disegnata sullo stereotipo di donna fredda e, a un tempo passionale, incarnazione enigmatica di ciò che per l’uomo è meraviglioso e magico, stereotipo che da lì a pochi anni incarnerà compiutamente nella Lola dell’Angelo Azzurro. Certamente l’atmosfera complessiva del film non ha nulla di morboso e di tragico, ma si tratta piuttosto di una commedia garbata e divertente, dove il personaggio interpretato dalla Dietrich è già molto distante rispetto alle palpitanti e fatali dive del cinema muto. Il titolo del film è preso a prestito da una canzone di Ralph Erwin e Fritz Rotter che, nell’interpretazione di Richard Tauber, fu postsincronizzata alle immagini. Ci è parso naturale realizzare l’accompagnamento musicale al film utilizzando esclusivamente musiche appartenenti a diversi generi – dall’operetta al cabaret, dal varietà alla canzone scritta appositamente per il cinema – che in quegli anni contribuirono a creare un’esperienza culturale ed estetica del tutto peculiare nella Germania tra le due guerre. Sono diverse le tradizioni musicali che confluiscono in questo particolare repertorio, dalla chanson francese alle marcette, dal tango al jazz, da forme di danza moderne (come il foxtrot e il valzer) ad antichi canti contadini. E del resto il cinema tedesco nel primo decennio del sonoro privilegia le versioni cinematografiche di operette e spettacoli di varietà che hanno già ottenuto successo nei teatri, favorendo così l’affermazione dei musicisti resi celebri dalle scene teatrali”.

Marco Dalpane

Il restauro

“Il film di Robert Land Ich küsse ihre Hand, Madame!, apparve per la prima volta sullo schermo nel gennaio del ’29. Il titolo del film approfittava del successo di una canzone che aveva fatto furore durante l’anno precedente in diverse registrazioni di Richard Tauber. Benché in quell’epoca in Germania i film fossero girati ancora muti, e venissero accompagnati nelle sale cinematografiche da orchestre, pianisti o piccoli ensemble a seconda dello spazio e delle possibilità, Ich küsse ihre Hand, Madame! era alle soglie del cinema sonoro: il 10 gennaio 1929, in vista della ‘prima’, il ‘Lichtbildbuhne’ annunciava: ‘Da alcuni giorni, Harry Liedtke è filmato col sonoro negli studi di Tempelhof. Canta il successo Ich küsse ihre Hand, Madame! […]. La voce di Harry Liedtke sarà esibita in tutti i teatri che hanno già installato l’apparecchio compatto Tobis. […] Purtroppo non è rimasta traccia di questa versione sonora ed il luogo in cui possono trovarsi i negativi originali resta sconosciuto. Fino ad oggi ho potuto rintracciare una copia presso il Danske Filmmuseum a Copenaghen, ed una sopravvissuta in due archivi statunitensi a Washington e Rochester, accorciata per il mercato americano e provvista di musica. Dopo aver messo a confronto queste copie abbiamo potuto desumere che, probabilmente, la versione danese doveva essere la più prossima all’originale. Ma la copia danese su supporto nitrato al momento della duplicazione avvenuta nel 1965 era già in decomposizione. Immagini sfocate e lampi indicano deformazioni e decomposizioni cui non era possibile riparare con la tecnologia di allora. L’originale danneggiato fu distrutto dopo la duplicazione, e i danni registrati sulla pellicola di sicurezza non potevano più essere eliminati. Un controtipo positivo della copia danese, conservato al Bundesarchiv era il miglior materiale da cui poter avviare il lavoro di restauro, a cui sono state inserite, al posto delle didascalie in danese, le didascalie tedesche, riprodotte attraverso i documenti della censura. Nel quarto e sesto atto, sono state rimontate al loro giusto posto alcune sequenze, che erano scivolate per sbaglio dall’inizio alla fine del rispettivo rullo durante la fase di duplicazione. Oggi il film è nuovamente suddiviso in sette atti, in ciascuno dei quali l’azione si conclude compiutamente e coerentemente all’arco narrativo del film. La versione restaurata misura, incluse le aggiunte del prologo, 1893 m, e rispetto ai 2020 del ’29 manca ancora di 127m. In verità, però, le stime circa la lunghezza originaria dei film muti sono sempre assai vaghe, in quanto le indicazioni di metraggio non non ci dicono l’esatta lunghezza delle immagini e delle didascalie. È ipotizzabile che le didascalie filmate nel ’95, siano meno lunghe delle originali perché oggi gli spettatori leggono più rapidamente del pubblico degli anni ’20.

Martin Körber, Cinegrafie, VI, n.9, 1996

“La storia, i dizionari ed ogni repertorio cinematografico ignorano il nome di Robert Land, viennese che, lungo quindici anni (tanto è durata la sua carriera prima di essere costretto all’esilio dal nazismo e perdersi chissà dove), dirige più di trenta film tra Austria e Germania. Gli esordi registici avvengono a Vienna nell’immediato primo dopoguerra. Un suo film che ottiene vasto successo di critica e di pubblico è Der Fluch (1925), ambientato nel ghetto di Varsavia. Il film segna anche il debutto di un’attrice che avrà in seguito un brillante avvenire, Lilian Harvey. Regista e attrice vengono scritturati in Germania, dove hanno però carriere separate. Land viene presto immerso in un tour de force, passando disinvoltamente da spumeggianti commedie come Venus im Frack e Prinzessin Olala, entrambe interpretate dalla sbarazzina Carmen Boni, a quadretti sentimentali con la rugiadosa Liane Haid: Zwei rote Rosen, Spiel um der Mann, dai “Bergfilme” come Alpentragödie, al sensibile Primanerliebe, con la delicata Grete Mosheim. Ich küsse ihre Hand, Madame (titolo italiano, ohibò, Il bacillo dell’amore), anche questo concepito espressamente per Liedtke, è però dominato dalla personalità magnetica di Marlene Dietrich, al meglio delle sue capacità artistiche: capricciosa, appassionata e cinica. C’è già in embrione la crudele Lola-Lola, quella che umilia il maturo adoratore. ‘Farei qualunque cosa per voi’ sussurra un ansimante corteggiatore alla vista di Marlene che si incipria maliziosamente il naso e poi si liscia voluttuosamente la gonna sulle cosce per farla aderire. Lei lo guarda allusiva tra le rose che l’uomo le ha offerto, poi, per tutta risposta: ‘Va bene, può portare a passeggiare il suo cagnolino’. Ich küsse Ihre Hand, Madame ci familiarizza con una Marlene presternberghiana, emanante una naturale spudorata sensualità che i suoi biografi hanno spesso ignorata per dilungarsi sulla sua successiva identità hollywoodiana, così levigata e sfingea da renderla quasi irreale. Appena il nazismo prende il potere, Land è costretto a lasciare la Germania. Prima tappa del suo esodo è l’Italia, dove dirige assieme a Giorgio Simonelli il remake di un film franco-tedesco di due anni prima, Melodramma, dalla commedia di Henry Bernstein, con Elsa Merlini al posto di Elisabeth Bergner. È poi la volta della Cecoslovacchia: a Barrandow, Land gira in doppia versione ceco-austriaca Jana, con la debuttante Leny Marenbach nel ruolo di una contadina dei boschi boemi che si reca a servizio in città, andando incontro ad un tragico destino. Non si conosce il successivo destino del regista, di cui dal 1935 si perdono le tracce”.

Vittorio Martinelli, Cinegrafie, VI, n.9, 1996

Copia proveniente da

Musiche scelte da: Marco Dalpane
Eseguite da: Musica nel buio: Massimo Semprini (sa), Gerard Antonio Coatti (trombone), Giorgio Casadei (chitarra), Vincenzo Vasi (basso), Mirko Sabatini (batteria), Ugo Mantiglia (violino), Bruno Briscick (violoncello) Marco Dalpane, (pianoforte).