HOFFMANNS ERZÄHLUNGEN

Max Neufeld

R.: Max Neufeld. In.: Friedrich Feher, Max Neufeld, Eugen Neufeld, Dagny Servaes, Viktor Franz. P.: Vitri-Neufeld, Wien. 1923. L.: 2100m. D.: 108’ a 16 f/s

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

“Tre episodi scivolano uno dentro l’altro quasi senza soluzione di continuità. I tre brani risultano dalla collazione di alcuni fra i migliori racconti di E.T.A. Hoffmann, scrittore che più di ogni altro ha saputo descrivere la fascinazione di un’epoca per i misteri della visione e della fantasmagoria. Il protagonista del film è proprio Hoffmann. Anzi, due volte Hoffmann. I temi misteriosi che si intrecciano e sovrappongono sono numerosi e derivano da un’abbondantissima tradizione letteraria (e da una cinematografica per nulla scarsa): marionette, giocattoli animati, lenti miracolose, demoni, uomini senza ombra o senza immagine. Siamo nella fase più fertile dell’incontro fra un’immaginazione melodrammatica di stampo romantico e l’amore per le macchine e i congegni che si sviluppa nell’epoca dei Lumi. Neufeld riesce a dar conto di tutto questo con un film magnifico e sconcertante, cormaniano ante-litteram, dove l’impianto teatrale della messa in scena e della scenografia si sposa con perfetta fluidità a un apparato di effetti speciali sorprendente. Dove ci si mantiene costantemente in equilibrio fra l’ironia del grottesco e il thrilling del perturbante. Se il primo e il secondo episodio sono, da un punto di vista cinéphile, più accattivanti, bisogna sottolineare come il terzo rasenti la genialità, giocando spudoratamente, in maniera funambolica, sul filo di due elementi, la voce e la musica, che ci sono semplicemente interdetti”.

(Giacomo Manzoli)

 

Max Neufeld nasce a Guntensdorf il 3 febbraio 1887, studia recitazione e dopo aver calcato per un paio d’anni il palcoscenico del Theater an der Josefstadt, in qualità di ‘giovane amoroso’, viene scritturato dalla Wiener Filmkunst nel 1913, debuttando in un film intitolato Treue Seelen in coppia con Polly Janish. Al ritorno dalla guerra, interpreta Don Cäsar, Graf von Irun, ovverossia il Don Cesare di Bazan, creato da Dumanoir e D’Ennery. Nella parte del temerario spadaccino che affronta pericoli, agguati, tradimenti e duelli ed arriva a sposare una sconosciuta pur di salvarsi la pelle, Neufeld fa faville. Il film rende Neufeld l’attor giovane più popolare del momento in Austria: lo ritroviamo tra il 1919 ed il 1921 in due dozzine di film, quasi tutte storie d’amore, di passione e di morte, in coppia con la prosperosa, ma dolce Liane Haid. Con Lasset die kleinen zu mir kommen (1920), Neufeld diventa regista di se stesso. […] Tra la fine del muto e l’Anschluss (1938), Neufeld è di casa a Vienna, Praga, Budapest e Parigi. Quando la Österreich diventa Östmark, se ne viene in Italia ed il resto è storia patria su cui ci si può documentare su altri testi. […].

(Vittorio Martinelli, Cinegrafie, n. 9, 1996)

 

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