FRAUEN, DIE NICHT LIEBE DURFEN

Geza von Bolvary

R.: Geza von Bolvary. In.: Elena Lunda, Ilona Mattyasovzsky, Paul Otto, Ellen Kurti, Olaf Fjord. P.: Ewe-Film GmbH, Munchen. L 1870 m. D.: 80’ a 20 f/s

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Film che sorprende per le sue atmosfere esplicitamente erotiche e per la crudeltà delle situazioni, ben lontane da quelle che il cinema ci mostrerà a partire dall’avvento dei codici di (auto)censura. Anticipiamo come invito alla visione la perfida didascalia iniziale attribuita a Dumas “Una donna muore due volte, la prima quando compaiono i capelli bianchi”.

“Geza von Bolvary (Budapest 1897-Altenbeuern 1961), questo ex-allievo dell’Accademia Militare di Budapest che aveva fatto il giornalista e scritto qualche commedia, aveva iniziato a soli vent’anni ad occuparsi di cinema nell’Ungheria della Repubblica dei Consigli, un momento fervido anche nella cultura, in cui molti altri giovani a lui coetanei, come Alexander Korda o Mihály Kertész, si erano impegnati. Ma il progetto di Béla Kuhn durò solo pochi mesi e Bolvary, che a differenza dei suoi colleghi era rimasto in patria, mise saggiamente da parte i progetti di un cinema rivoluzionario e si dette a dirigere film molto meno ambiziosi, ma almeno illuminati dal sorriso della sua bella moglie, Ilona Mattyasovszky (1895-1943). […] Nel 1923, Bolvary abbandona l’Ungheria, la cui produzione cinematografica non va oltre i cinque o sei film all’anno, e si reca a Monaco, dove è giocoforza ricominciare da capo. Dapprima scrive delle sceneggiature, poi dirige qualche filmetto; […] Sempre per la Bavaria Filmkunst affronta “Ein Bild aus seiner Zeit” con Madchen, die man nicht heiraten, storia di una prostituta che non piacerà alla censura. Infatti, il film subirà molteplici tagli ed infine gli verrà revocato il visto. L’anno dopo, il 1925, Bolvary realizza, sempre a Monaco, stavolta però per la Ewe-Film, un’opera quasi analoga, Frauen, die wom Weg abirren: anche qui non mancheranno interventi censori, il cambio del titolo in Frauen die nicht lieben dürfen, e di nuovo la revoca del visto. Ma una copia del film si è miracolosamente salvata. […] Bolvary ha poi la ventura di dirigere, verso la fine del muto, alcune commedie coprodotte con la Gran Bretagna e con protagonisti attori allora popolarissimi come Betty Balfour ed Ivor Novello. Il successo di questi film, commerciali ma affatto spregevoli, lo afferma come artigiano di tutto rispetto e gli permette la realizzazione di alcune opere del primo sonoro. […]

Ma dal 1933 in poi, a Bolvary non sarà più possibile continuare a proporre temi così stravaganti e satire di costume. Si dedicherà allora, con la docezza e la levità dei “unsterbliche Valzer”, a raccontare le “Wiener Geschichten” le “Schwarzwald Melodie”, il profumo delle rose del tirolo ed i fasti da revival asburgico dell’Opernball”.

(Vittorio Martinelli, Cinegrafie, VI, n.9, 1996)

 

 

Copia proveniente da

Restauro realizzato da

PROJECTO LUMIÈRE

Restauro realizzato con il contributo del Projecto Lumière