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Laura Padgett

S 8. D.:5:30‘, col. muto
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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Negli anni novanta Francoforte è stata il regno della cultura Super 8. Strettamente legati alle opere prodotte sono i corsi che Peter Kubelka ha tenuto presso la Städel Art School per un periodo di 20 anni. Anche se negli anni ottanta il formato più utilizzato era il 16mm e ogni possibilità offerta dal montaggio era ormai stata esplorata fin nei minimi particolari, emerse comunque un gruppo di filmmaker che scelsero di lavorare anche in Super 8, tra i quali vorremmo ricordare lo scomparso Thomas Feldmann (1958–1985). Concezioni artistiche quali quelle di Roland Krüger, Karsten Bott, Onno Faller e Helga Fanderl non avrebbero trovato espressione senza le possibilità tecniche e, soprattutto, la leggerezza e la maneggiabilità della cinepresa Super 8. Kubelka approfondì i suoi insegnamenti con l’ormai leggendaria Salzburger Sommerschule (Scuola estiva di Salisburgo), i cui corsi si svolsero per un periodo di sei settimane tra il luglio e l’agosto del 1991. In questa occasione Kubelka approfondì gli aspetti tecnici del Super 8; i partecipanti al corso realizzarono poi alcuni film, che furono immediatamente stampati, proiettati e analizzati dagli allievi con un lavoro di gruppo. Alcuni filmmaker che avevano partecipato al corso estivo, come Günter Zehetner, Thomas Draschan e Bernhard Schreiner, decisero di trasferirsi a Francoforte per seguire gli insegnamenti di cinema di Kubelka. Da allora il Super 8 è divenuto mezzo esclusivo di due generazioni di artisti. Gli anni ottanta e i novanta sono accomunati da un elemento formale fondamentale: il montaggio “in camera”. Nella maggior parte dei casi vi è inoltre una rinuncia all’uso del sonoro. La seconda generazione si distingue dalla prima per la propensione all’autoritratto, mentre il diario filmato e il travelogue sono comuni ai due decenni. Anche se con modalità diverse, tutti i film di questa sezione hanno a che fare con l’esplorazione e l’incontro degli spazi, indagando e riflettendo sul tempo filmico e la visione della macchina da presa.