DER LEBENDE LEICHNAM

Fëdor Ozep

T.l.: Il cadavere vivente R.: Fëdor Ozep. S.: dall’omonimo dramma teatrale di Lev Tolstoj. Sc.: B: Gussmann, Anatoli Marienhof. F.: Anatoli Golovnja. M.: Fëdor Ozep, Vsevolod Pudovkin. Scgf.: Sergej Koslovski, Victor Simov. Mus.: Werner Schmidt-Boelcke. In.: Vsevolod Pudovkin (Fedja Protassov), Maria Jacobini (Lisa Protassov), Viola Garden (Sascha, sorella di Lisa), Julia Serda (Anna Pavlova), Nata Vatschnadse (Masha, la gitana), Gustav Diessl (Viktor Karenin), Vera Maretzkaja (la “signora”), D. Vedenski (Artemjev), S. Uralski (Petuschkov), Boris Barnet (il ladro). Prod.: Mešrabpom-Russ (Mosca), Landerfilm (Berlino), Prometheus-Film (Berlino). Prima proiezione: 14 febbraio 1929. Altri titoli: Zhivoi trup (titolo russo di cooproduzione), Das Ehegesetz. L.O.: 2968 m., D.: 119’ a 22 f/s.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

“La prima di Der lebende Leichnam (Il cadavere vivente) ebbe luogo il 14 febbraio 1929 presso il cinema Capitol, celebre sala esclusiva a ovest di Berlino. Il fatto che un film tedesco-sovietico, coprodotto dalla Mešrabpom e dalla Prometheus-Film (di provate simpatie comuniste), fosse presentato nei quartieri alti della capitale non aveva, all’epoca, nulla di sorprendente. Dopo La Corazzata Potemkin, il cui percorso trionfale era iniziato proprio a Berlino nel 1926, i film sovietici venivano regolarmente proiettati nelle sale berlinesi ed erano considerati, indipendentemente dal loro contenuto politico, come i vertici artistici della settima arte. Il loro impatto visivo e emozionale aveva conquistato le simpatie di un grosso pubblico.

E fu proprio questo entusiasmo verso il cinema sovietico a consentire la realizzazione di Der lebende Leichnan. Tutti gli elementi della produzione - soggetto, troupe, interpreti - fanno fensare che si tratti di un progetto non privo di ambizioni commerciali e in cerca di successo.

La pièce di Lev Tolstoj forniva un soggetto familiare al pubblico tedesco dopo la celebre messa in scena di Max Reinhardt. Inoltre, il progetto portava un grosso contributo alle celebrazioni per il centenario della nascita di Tolstoj, autore assai stimato tanto dalla borghesia occidentale quanto dai russi.

Fëdor Ozep era allora fra i talenti più promettenti: era infatti diventato celebre in Germania con Zemlya v plenu del 1927. Quanto a Pudovkin, interprete del ruolo principale, si trattava della principale personalità dei Russenfilme, famoso per le realizzazione di La madre, La fine di San Pietroburgo e Tempeste sull’Asia, ma anche per la sua attività teorica.

Il film incontrò un grosso successo di pubblico, come testimonia Ernst Jager sul Film-Kurier del 15 febbraio 1929: i ‘bravo!’, gli applausi e le espressioni di simpatia testimoniano lo slancio di un pubblico peraltro snob e ‘uggioso’. I critici, nell’insieme favorevoli, sottolineano tuttavia l’aspetto anacronistico del film, che comprime ed accentua i temi drammatici di Tolstoj. Il conflitto morale al centro del racconto è oggi appena comprensibile. Su Acht Uhr Abendblatt del 15 febbraio 1929 si può leggere: ‘Dentro quest’opera di Tolstoj resta viva solo l’anima poetica e non certo la trasgressione etica o il fanatismo per la verità. Fedja non è, ai nostri occhi, né un eroe né un martire ma piuttosto un uomo debole e patetico. Simbolo della passività, dell’irrealismo, solo l’amore con cui Tolstoj inventa e crea questo personaggio ce lo rende oggi ancora vicino. Ma solo come creazione poetica, non come uomo. Noi non possiamo più capire questo Fedja’”.

Martin Koerber

“Fëdor Ozep nasce a Mosca il 9 febbraio 1895 da un’agiata famiglia ebrea. E’ giornalista e collabora con riviste cinematografiche. Partecipa alla realizzazione di cinegiornali e adatta un racconto di Puškin che viene messo in scena da Jakov Protazanov: Pikovaja Dama (La dama di picche, 1916). Il Collettivo Artistico Russ - riedizione postrivoluzionaria della casa di produzione Russ - realizza nel 1919 Polikuška (id., 1919) co-diretto e co-sceneggiato da Ozep. Si tratta del primo film sovietico, esportato nei primi anni ‘20 nel resto d’Europa, che godette di un successo in primo luogo ideologico. Ozep torna a collaborare con Protazanov in occasione di Aelita (1924). A partire dallo stesso 1924 Ozep ed il cognato Alejnikov assumono il pieno controllo della casa di produzione Mešrabpom Rus’ (dal 1928 Mešrabpomfil’m), la principale istituzione di collegamento tra Russia postrivoluzionaria e Germania. Nel 1928 viene ingaggiato dalla Prometheus per girare a Berlino Der lebende Leichnam (Il cadavere vivente, 1928). Non farà più ritorno in patria, dove la stretta stalinista comincia a produrre i suoi effetti. Fino al 1933 prosegue la sua attività registica in Germania: Der Mörder Dimitri Karamazoff (Il delitto Karamazov, 1930/31), sceneggiato in collaborazione con Victor Trivas e con Leonhard Frank; Les mirages de Paris/Grosstadtnacht (Miraggi di Parigi, 1932), sempre con Trivas. Dopo l’avvento del nazismo ripara in Francia, dove realizza Amok (id., 1934), sceneggiato con Boris Barnet, La Dame de Pique (La donna di picche, 1937), ritorno alla sua prima sceneggiatura e La principessa Tarakanova (1937/38), coproduzione franco-italiana. L’ultimo film girato in Francia, Gibraltar (Allarme a Gibilterra, 1938) vede la partecipazione di Erich von Stroheim in un ruolo secondario. In seguito all’invasione tedesca, fugge negli Stati Uniti, dove partecipa alla realizzazione di un film: Three Russian Girls (1943). Successivamente è attivo in Canada, dove tra il 1944 e il 1947 gira Le père Chopin/L’oncle du Canada, Whispering City/La Forteresse (Il passato è sempre presente). Il 20 giugno 1949, già malato di cuore, viene stroncato da un infarto nella sua casa di Beverly Hills”.

Francesco Pitassio

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