DAS TAGEBUCH EINER VERLORENEN

Richard Oswald

Parte seconda / second part – Dida Ibsen’s Geschichte. L.: 1162 m., D.: 58’ a 18 f/s

info_outline
T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Prostituzione, malattie veneree, omosessualità, droga sono argomenti generalmente tabù per il cinema muto. I problemi che agitano escono dalla normalità e diventano immediatamente scabrosi, attirano l’occhiuta vigilanza delle censure e la negazione del visto di circolazione. Quando essi vengono affrontati si ricorre ad ellissi, a circonvoluzioni, ad ammorbidimenti. Insomma, pure con le maggiori cautele, le case produttrici non rinunziano a proporre nei loro prodotti questa scottante materia data la morbosa attrattiva che hanno sul pubblico. In Germania venne prodotta una serie abbastanza numerosa di film del genere, che nell’immediato primo dopoguerra, venne chiamato come “Aufklärung film”, letteralmente “illuminante” e, forse più correttamente, “istruttivo”.

Specialista del genere fu Richard Oswald, regista versatile, il quale firmò una decina di queste opere, oggi, in gran parte considerate perdute. Tra queste v’è Das Tagebuch einer Verlorenen, tratto dal romanzo di Margarethe Böhme, dal quale dieci anni dopo Pabst ricaverà il film con Louise Brooks. Interprete di Thymiane, la giovane che appunta sul suo diario una vera e propria discesa agli inferi fu la fascinosa Erna Morena, che ci piacerebbe poter paragonare alla Brooks se il film di Oswald fosse ritrovato. E pur tra divieti censori e proteste di spontanei difensori della pubblica morale, il film raccolse un larghissimo consenso di pubblico, tanto da indurre Oswald a girare il seguito, questo Dida Ibsen’s Geschichte, ritrovato e restaurato, anche se parzialmente incompleto. Dida Ibsen, la protagonista, è Anita Berber, celebre “nacht-tänzerin”, attorniata da uno sprezzante Conrad Veidt e da un baffuto e sardonico Werner Krauss.

Dida Ibsen’s Geschichte venne vietato in toto dalla censura ed ebbe saltuarie visioni. Gli odierni spettatori di questo reperto dell’Aufklärung film saranno più fortunati dei pubblici del 1918, ai quali il film venne sottratto.

“Il tempo non è stato generoso con Anita Berber, la ‘sacerdotessa della danza erotica’, colei che, anche se pare impossibile, riesce, nella Berlino del dopoguerra, corrosa dal vizio, ma anche pervasa da un fermento culturale che ha fatto epoca, a dare scandalo con quel suo corpo flessuosamente felino, con uno stile di danza animalesco e spregiudicato che, sposati al suo temperamento stravagante, ne fanno immediatamente un personaggio singolare. La Berber viene richiesta subito dal cinema, in cinque o sei anni interpreta una ventina di film sia a Berlino che a Vienna […]

(Vittorio Martinelli, Cinegrafie, VI, n.9, 1996)

 

Copia proveniente da