DANGEROUS COMMENT

35mm. D.: 12’. Bn.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

È possibile che William K. Everson (1929-1996), nato a Londra, sia stato il primo storico del cinema americano? Aveva sempre rispettato il cinema statunitense, che conosceva meglio di chiunque altro, e lo aveva apprezzato come forma d’arte molto prima che venissero coniate espressioni come “cult movie” o “guilty pleasures”, e che una nuova generazione di cinefili iniziasse a seguire le orme della cinefilia europea. Leggendo i suoi libri e i suoi appunti di programmazione, gli “eventi speciali” da lui organizzati, colpisce soprattutto il rigore delle sue scelte, un atteggiamento che aveva maturato quando era curatore di un circolo cinematografico e un collezionista. In questo senso è strettamente pragmatico: non esiste la storia senza i film. Non riuscì mai a inserirsi nell’ambiente accademico dei “film studies” (il suo nome non viene mai citato nella autorevole raccolta Recherche, Quellen und Methoden der Filmforschung), anche se questo mondo avrebbe avuto molto da imparare da lui. Leggerlo o ascoltarlo è/era sempre fonte di nuove idee, scoperte, proposte, e ovviamente anche di costruttive divergenze di opinioni. Per citare un esempio, restai molto sorpreso quando, a un seminario tenuto a Venezia nel 1981 (Il film come bene culturale), lo vidi battersi per la preservazione dell’eredità dei B-movie, che riteneva essere “in condizioni a rischio di preservazione”, per il loro valore sociale e talvolta artistico. Noi tutti credevamo che quei film fossero al sicuro, solo perché potevano ancora essere visti in un riduttivo 16mm e grazie a copie mutile per la TV (e ben presto in video 3D).

Mercoledì 29 dicembre 1977, Bill Everson presentò due programmi di “Cortometraggi di propaganda bellica” al London National Film Theatre, che furono per me un’enorme rivelazione, e ho quindi suggerito a Il Cinema Ritrovato di cercare di ricostruirli. Le molte difficoltà incontrate per reperire questi film sono state una triste conferma di quanto Everson aveva predetto. Anche se la sua leggendaria collezione era ancora integra, molte delle copie 16mm che costituivano questo doppio programma non potevano più essere proiettate ed è stato necessario reperirle altrove. È stato quindi possibile ricreare solo una selezione rappresentativa dei due programmi originari.

Quelle che seguono sono l’apertura e la conclusione dell’introduzione scritta da Everson in quell’occasione, prive ovviamente delle illuminanti osservazioni che precedevano ogni proiezione. «Durante la Seconda guerra mondiale il cinema era come un’arma; uno strumento di informazione, formazione, propaganda e, ovviamente, anche di svago per tenere alto il morale. Era un’enorme settore in fermento, in cui le più note stelle di Hollywood (e Gran Bretagna), gli sceneggiatori e i registi lavoravano fianco a fianco con il personale militare e i documentaristi. Si tratta di un campo troppo ampio per essere adeguatamente riassunto in un’unica serata (abbiamo eliminato completamente l’animazione, rimandando Disney e gli altri a programmazioni future) ma i film di stasera offrono uno spaccato rappresentativo delle produzioni decisamente ambiziose che furono realizzate principalmente per scopi propagandistici. I film americani sono una novità assoluta per noi, mentre quelli inglesi in molti casi sono andati perduti nel loro stesso paese d’origine! Confrontandoli, è possibile analizzare le loro diverse tecniche di propaganda, laddove gli americani sono dominati da produzioni in studio e attori caratteristi (Barbara Britton appare due volte come la ragazza della porta accanto, Lionel Barrymore è “Il Nonno” e Walter Brennan il postino) ed evidenziano un romanticismo e un carattere a tratti perversamente vendicativo che non appare negli equivalenti inglesi. (...)

Va tenuto presente che questi film furono concepiti per scopi propagandistici precisi e di forte impatto. Non sono stati prodotti per un uso di “intrattenimento” o di “studio”, come quello che ne facciamo stasera, e probabilmente la nostra impressione sarà quella di un tentato lavaggio del cervello. Tuttavia, proprio per il loro preciso ruolo storico e sociale, questi film riescono a trasmettere un messaggio più diretto quando vengono proiettati tutti insieme, come stasera.»

Bernard Eisenschitz

 

Copia proveniente da