BLACKMAIL

Alfred Hitchcock

S.: da un lavoro teatrale di Charles Bennett. Sc.:Charles Bennett, Benn W.Levy, Garnett Weston, Alfred Hitchcock. M.: Hubert Bath, Harry Stafford. In.: Anny Ondra, John longden, Donald Calthrop, Sara Allgood, Charles Paton, Sam Uvesey. P.: British Intemational Pìctures. D.: 73’. 35mm.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Esemplare per la complessità dei casi che costellano il passaggio dal muto al sonoro, Blackmail, girato muto, rigirato sonoro, distribuito sonoro, distribuito muto, la cui versione muta è piena di inquadrature tratte da quella sonora e viceversa, viene finalmente mostrato in Italia nella sua versione muta, che non è certo più originale di quella sonora. È semplicemente un altro film, da aggiungere alla filmografia di Alfred Hitchcock.

“Tutti conoscono le vicende produttive di Blackmail, soprattutto attraverso le testimonianze dello stesso Hitchcock. Il film era nato per essere muto e così fu; successivamente, quando la conversione al sonoro della cinematografia britannica prese piede, si decise di rifare l’ultimo rullo con i dialoghi; ma Hitchcock, che già l’aveva previsto, aveva fatto i suoi piani in anticipo. Avendo conservato molti degli scenari, riuscì a girare di nuovo con i dialoghi molte più scene di quante se ne aspettasse il produttore. Blackmail poté così essere presentato nel giugno del 1929 come “il primo lungometraggio completamente parlato realizzato in Gran Bretagna”. La sua accoglienza, sia di critica che di pubblico, fu trionfale. Due mesi più tardi uscì una seconda versione di Blackmail, muta e con didascalie, per quelle sale che ancora non si erano convertite al sonoro. […] Le due versioni di Blackmail, muta e sonora, costituiscono un caso da studiare, certamente affascinante e forse unico. […] Blackrnail appartiene a una categoria a parte, in quanto, ricapitolando, venne nell’ordine: (1) girato muto; (2) rigirato con i dialoghi, che non riguardavano soltanto l’ultima parte; (3) editato come film sonoro; (4) editato come film muto. La versione sonora include alcune riprese di quella muta, così come la versione muta include alcune riprese di quella sonora. […]

Ci sono altre sequenze, che appartengono chiaramente alla seconda fase di riprese (quella “sonora”), e che sono state utilizzate, debitamente montate con le didascalie, nella versione muta. (Ciò che non è facile sapere è se queste scene ne abbiano sostituite altre girate in precedenza, o se Hitchcock abbia lasciato le riprese mute incomplete sapendo che il materiale delle e successive riprese sonore avrebbe colmato le lacune in maniera soddisfacente).

Entrambi i film, quindi, ci appaiono come ibridi, con una sorta di continuo bricolage tra una versione e l’altra. Confrontando le due versioni scena per scena, si registra una serie di variazioni per cui, a seconda dei casi: (a) entrambe le versioni utilizzano scene ‘mute”; (b) entrambe le versioni utilizzano scene “sonore”; (c) materiali muti e sonori sono montati assieme in una stessa scena; (d) le due versioni utilizzano scene completamente diverse. Il Times (14/8/1929) utilizza la première della versione muta di Blackmail come pretesto per un solenne editoriale anti-sonoro. Di Blackmail si dice che “il confronto risulta nettamente favorevole alla versione muta”. Tuttavia, il “coltello” ed altri effetti simili (il campanello che suona subito dopo) riconciliarono i critici e perfino l’intellighenzia della Film Society col sonoro, anche perché il successo commerciale del film costituiva una garanzia per l’industria cinematografica britannica. (Charles Barr, Blackmail: Silent & Sound in Sight & Sound, London, B.F.I., Spring 1983).

 

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