Bernard Chardère ou le cinéma comme humanisme

Vincent Lowy

F.: Pierre Corbasson; Mo.: Sylvain Feugier; Su.: Bertrand Répellin; Mu.: Vincent Lowy; Int.: Bernard Chardère, Michel Ciment, Sonia Bove, Thierry Fremaux, Pierre-William Glenn, Max Schoendorff, Bertrand Tavernier, Paul-Louis Thirard, Jean-Jacques Bernard (voce); Prod.: CLC Productions, CinéCinéma, TLM con la partecipazione del CNC – Archives Françaises du Film. Digibeta. D: 51’.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Quando lanciò nel 1983 la prima stagione dell’Institut Lumière, Bernard Chardère fece agire le vecchie complicità. Per lui, che fondò la rivista “Positif” a Lione nel 1952 con i suoi compagni del liceo du Parc e che da allora dedicò la sua esistenza ad animare “altrove che a Parigi” lo spirito di una contro cultura che passava attraverso molte cose fra cui il cinema, è un po’ un coronamento. Senza sovvenzioni (ama ripeterlo per meglio reclamarne il diritto), aveva fondato dei cineclub, animato delle riviste, curato dei libri, lanciato con il pittore Max Schoendorff i CICL. Qui, la sfida è anche assai eccitante: riaffermare un’origine, ricompensare un luogo di memoria, offrire istituzionalmente il cinema alla città di Lione che, senza saperlo, disponeva di questo luogo unico al mondo. La strada del Premier-Film, quindi: “come indica il suo nome”, scrive Bernard Chardère. Sostenuto da una équipe ridotta ma convinta, e aiutato da quelle locomotive agguerrite che sono le cineteche francesi e europee, lancia l’Institut Lumière a tutta velocità.

Thierry Frémaux, estratto dall’omaggio reso all’Institut Lumière dal Centre Pompidou nel 1995.

Giornalista (de “L’Express” soprattutto), critico (ha fondato la rivista “Positif”), scrittore (è uno specialista di Prévert, dei fratelli Lumière…), animatore energico di cineclub, regista di alcuni corto e mediometraggi, produttore (con la sua società Les Films du Galion), Bernard Chardère è innanzitutto un cinefilo inesauribile, appassionato, impegnato e fervido di idee. Nel 1975 si batte per salvare dalla
distruzione il Château Lumière, poi per rinnovarlo. Crea la Fondazione nazionale della Fotografia che dirigerà dal 1978 al 1982. Nel 1982, viene fondato ufficialmente l’Institut Lumière per il cinema e l’audiovisivo. Bernard Chardère ne assume la direzione e Bertrand Tavernier è nominato Presidente. Raymond Chirat incrementa degli archivi monumentali (migliaia di libri, dossier, fotografie, affiche…). Per dieci anni, animerà egli stesso quel luogo, talvolta accompagnato da sua moglie Alice Chardère, sviluppando un programma di mostre, proiezioni, incontri.

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