Autour de Brazzaville

François Villiers, Germain Krull

Ass. Regia: Germaine Krull; Commento: Pierre Bernard, Pierre Javet; Commento letto da: Richard Francoeur; Mo.: François Villiers, Marthe Gottié; Su.: Radio-Cinéma, système Cottet; Mu.: René Sylvano Sylviano, Tony Aubin, Prod.: Office Français d’Information Cinématographique. 35mm. L.: 705 m. D.: 25’.

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T. it.: Titolo italiano. T. int.: Titolo internazionale. T. alt.: Titolo alternativo. Sog.: Soggetto. Scen.: Sceneggiatura. Dial.: Dialoghi. F.: Direttore della fotografia. M.: Montaggio. Scgf.: Scenografia. Mus.: Musiche. Int.: Interpreti e personaggi. Prod.: Produzione. L.: lunghezza copia. D.: durata. f/s: fotogrammi al secondo. Bn.: bianco e nero. Col.: colore. Da: fonte della copia

Scheda Film

Il film si apre su una frase del Generale De Gaulle: “Il crimine dell’Armistizio è di avere capitolato come se la Francia non avesse un impero” (agosto 1940). Questo impero, il documentario ce lo descrive attraverso l’esempio africano (Brazzaville diviene la capitale simbolica della Francia Libera). Dopo aver evocato il sinistro episodio di Montoire, ritorna sulla venuta di De Gaulle, Leclerc e Pleven a Douala nel 1940. Segue quindi una presentazione dell’Africa Equatoriale francese di ordine geografico (idrografia, piano di sviluppo del territorio, lavori pubblici – ponti, ferrovie “Congo-Oceano”, linee aeree), climatico
(molteplicità delle risorse: caucciù per la fabbricazione di materiale militare, cotone, caffé, olio di palma, oro), strategico e umano (importanza della mano d’opera indigena, che gli autori del film presentano sempre al lavoro, “in paesaggi millenari”). Non si dimentica di menzionare l’inquadramento dell’amministrazione coloniale francese, che agisce nella lotta contro la malattia del sonno, nella formazione di aiuti sanitari, nella costruzione di ospedali, di maternità, di orfanatrofi e di scuole (che “permettono di affrancarsi dagli strani costumi delle donne indigene”), senza dimenticare l’azione dei missionari che affrontano “una società immersa in uno spirito primitivo”. Rimane nel finale la marcia dei fucilieri senegalesi: “E la Francia Libera sorge dalla foresta equatoriale”.

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