29/06/2019

‘Varda par Agnès’: l’ultima lezione di vita e di cinema di Agnès

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“Agnès era un fuoco ed era la più giovane di tutti (…) l’ultima volta che è stata nostra ospite, al termine del festival ci ha portato tutti fuori a bere” così Gian Luca Farinelli ricorda, senza nascondere qualche nota malinconica, Agnès Varda in occasione di una delle prime proiezioni italiane del suo ultimo film: Varda par Agnès (2019). Al cinema Jolly ad introdurre il film anche la figlia Rosalie Varda.

“Agnès amava Bologna e amava il festival del Cinema Ritrovato, per lei era come una seconda casa. Lo considerava un gioiello per la missione di preservare e restaurare” continua, con estrema riconoscenza, Rosalie Varda, “voglio inoltre ringraziare L’Immagine Ritrovata per aver restaurato il primo film di mia madre: La pointe courte (1955).”

Il film presentato è speciale, non solo perché è l’ultimo della regista ma anche perché è un progetto particolare, quasi sperimentale, a cui lavorava dal 2015. Agnès faceva masterclass in tutto il mondo (Bologna compresa), sapeva parlare dei suoi lavori ma tutto questo non era una formula che poteva riproporsi di continuo. L’idea fu quella di racchiudere parte di questo in un lavoro finale, l’incertezza era evidente ma Rosalie racconta che insistette con la madre e riuscì a convincerla a lavorare al progetto.

Agnès era già esperta nel raccontarsi, famosi sono i suoi autoritratti fotografici dove si è raccontata con totale libertà, sincerità e amore per l’arte. Anche al cinema aveva raccontato la sua vita, come nel recente Les plages d’Agnès (2008). Oggi, con questo ultimo film, è riuscita a fornirci quelle che lei stessa definì le “chiavi” della sua opera, tra cinema, fotografia e la leggerezza del vivere e del guardare il mondo vivere.

Agnès voleva instaurare nelle nuove generazioni la passione per la ricerca, un interesse che oggi, soprattutto nei giovani sembra rischiare di perdersi. Rosalie, a riguardo, lascia alla sala una parola, che è tanto un consiglio ai giovani quanto un simbolo di ciò che è stata sua madre: “curiosità”. “Ogni volta che una persona le diceva di voler fare l’artista o il regista, lei diceva ‘guardati intorno, osserva il mondo che ti circonda ma, soprattutto, sii curioso. Rimani pure ai margini, ma sii curioso e fai cinema’” così la figlia dell’immortale Agnès, distribuendo spille a tutta la sala conclude: “Vorrei ricordarla come una donna curiosa. Vi invito ad indossare le spille all’uscita del film. So che mia mamma ne sarebbe contenta”.

Alberto Savi
Nell’ambito del corso di Alta Formazione per redattore multimediale e crossmediale, nel progetto di formazione della Cineteca di Bologna.