27/06/2019

‘Lunga è la strada’ del cinema della Trizonia

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Cinema che scava tra le rovine del recente passato, rivelando l’urgenza di rielaborarne i dolorosi recessi, il desiderio di rinascere dalle ceneri come una fenice. “È il cinema di una nazione che cerca se stessa”, ha dichiarato il curatore Olaf Möller sabato scorso, presentando la sezione “Siamo gli indigeni della Trizonia”, dedicata alla produzione filmica della Germania Ovest tra il 1945 e il 1949.

Nonostante la difficoltà di fruizione delle opere, evidenziata dallo stesso Moller, ogni singola poltrona di Sala Scorsese ha trovato il suo spettatore. Il pubblico del festival non esita a mettersi alla prova, e la sua audacia è ripagata da immagini di inaspettata, ritrovata vividezza.

Non fa eccezione Lang is Der Veg (Lunga è la strada / Long Is the Road, 1948) di Herbert Fredersdorf e Marek Goldstein, uno dei primi film tedeschi che ricorrono anche alla finzione per raccontare l’Olocausto. La storia, quella di un giovane ebreo polacco che cerca di ricongiungersi alla madre, vuole essere rappresentativa della condizione di un intero popolo. I due registi scelgono di reclutare interpreti che parlano la lingua yiddish e ricorrono a puntelli di materiale documentario.
Nel rivivere l’orrore dei ghetti, delle deportazioni, degli esodi incessanti, oscillano fra aderenza al reale ed enfasi drammaturgica, tra cronaca storica e solenne propaganda. 

Report di Chiara Pierini
Nell’ambito del corso di Alta Formazione per redattore multimediale e crossmediale, nel progetto di formazione della Cineteca di Bologna.