Il sogno di Wanda: lo sguardo della fan

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La vera vita è quella del sogno, ma a volte il sogno è un baratro fatale.”

Brunella Bovo (Wanda) in Lo sceicco bianco

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Il ruolo di Wanda, la sposina sognatrice, viene affidato a Brunella Bovo, la giovane attrice che poco prima aveva interpretato Edvige in Miracolo a Milano di De Sica. La scelta indispettisce Giulietta Masina, già moglie di Federico, la quale si aspetta che la parte le venga affidata. Fellini, tuttavia era in cerca di un candore e un volto dall’aria provinciale che non si addice a Giulietta.

Wanda è è già a tutti gli effetti un tipico personaggio felliniano.

Sospesa tra realtà e fantasia, la giovane sposa vive la propria “vera” vita nel segreto della cameretta in cui si rifugia una volta a settimana per leggere delle incredibili avventure e delle vicende amorose di cui il suo fotoromanzo preferito narra, per lei Moravia utilizza l’espressione “bovarismo” (Moravia, ‘L’Espresso’, luglio 1960).

“Tutta la settimana aspetto il sabato che mi porta il mio giornaletto, vado a prenderlo alla stazione, poi corro a casa, mi chiudo nella mia stanzetta e lì comincia la mia vera vita: leggo tutta la notte”, racconta Wanda.

Arrivata a Roma dalla provincia per trascorrere con il marito il viaggio di nozze nella Città Eterna, Wanda ha in realtà un solo obiettivo, raggiungere la sede della redazione di Incanto Blu ed incontrare finalmente lo sceicco bianco, il suo idolo, l’eroe degli amati fotoromanzi a cui la giovane ha più volte inviato lettere di ammirazione, firmandosi sempre Bambola Appassionata. Senza esitazione, abbandona da subito il marito per inseguire il proprio piccolo grande sogno. È a lei che Fellini affida il compito di spalancare la porta verso la dimensione onirica, verso quel “mondo fatuo, luccicante e anarchico della gente che vive di notte, della café-society, degli imbroglioni e spostati, dei vari guitti del cinema, del teatro e della televisione” (Moravia, ‘L’Espresso’, luglio 1960), il mondo dello spettacolo.

Ed eccolo apparire finalmente, dopo qualche peripezia, il suo sceicco bianco, sospeso in alto tra i rami degli alberi a Fregene, introdotto dalle note di una canzone che sembra provenire dal cielo.

Wanda, si diceva, è una sognatrice, il suo amore per lo sceicco è solo idealizzato. Non ha interessi materiali nei suoi confronti né desidera davvero farsi strada nel mondo del fotoromanzo, si improvvisa attrice per essere protagonista del proprio personalissimo sogno che di lì a poco la deluderà amaramente.

Nella dimensione in cui lei si muove la realtà appare deformata, alla sua incapacità di comprendere il mondo e gli altri fa da contrappunto la costruzione di una realtà illusoria, Ennio Bispuri usa l’espressione “donchisciottesco” per definire il personaggio.

Wanda è il prototipo di tante figure dei film di Fellini. Il suo provincialismo è strettamente legato alla sua necessità di vivere in una dimensione illusoria, l’unica via di salvezza è il sogno e la realizzazione di esso ma a volte questo si rivela essere “un baratro fatale”, così Wanda lo definisce mutuando il linguaggio enfatico e artificioso dagli amati fotoromanzi, con effetto certamente comico e grottesco.

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