25/06/2018

Intervista a Maria Pia Ammirati, direttrice di Rai Teche, al festival per presentare il restauro di ‘Carosello che passione!’

Sorry, this entry is only available in Italian. For the sake of viewer convenience, the content is shown below in the alternative language. You may click the link to switch the active language.

Tutto ebbe inizio il 3 febbraio del 1957. 

L’Italia cercava di dimenticare la guerra e scopriva una nuova parola: boom. Uno scoppio, improvviso, nell’economia italiana. Ma non solo. Stavano cambiando la società, il sesso, l’amore, e la cultura. Fu l’inizio del consumismo e gli italiani si appassionano ad un appuntamento che diventa, per loro, quotidiano: Il Carosello. L’idea era semplice, dal sapore tutto italiano. Un pizzico di avanspettacolo, un tocco di rivista, e una manciata di intrattenimento tradizionale. Ed ecco la “réclame” alla fine dello show. Attori, registi, cantanti e maestranze del cinema italiano erano di casa, in tv, e soprattutto nel Carosello.

Cinema e televisione, appunto. L’occasione per celebrare questo connubio è stato l’incontro, domenica 24 giugno alle 14.30, presso l’Auditorium – DAMSLab all’interno del festival Il Cinema Ritrovato. È stata presentata la versione restaurata dello storico programma tv Carosello che passione! e tre puntate della serie Io e… per la regia di Luciano Emmer, regista a cui il festival dedica, quest’anno, la Rassegna Luciano Emmer 100: L’arte dello sguardo.

Presenti, all’appuntamento, Maria Pia Ammirati direttrice di RAI Teche e Sergio Toffetti, direttore del Museo del cinema di Torino, introdotti dal direttore della Cineteca Gian Luca Farinelli.

Carosello che passione! (regia di Luciano Emmer e Guido Levi, con la consulenza di Umberto Eco), andato in onda diviso in due parti per la prima volta su Rai1 all’inizio del 1977, ripercorreva vent’anni di Carosello cercando di comprendere come si erano evoluti il gusto e le abitudini degli italiani negli anni della società dei costumi.  Io e…, in onda su Rai2 dal marzo 1972, per la regia di Luciano Emmer e Anna Zanoli, è stato invece un programma culturale che si proponeva di avvicinare il pubblico alle opere d’arte in maniera innovativa ed originale.

“Le ricerche negli archivi sono ricerche in profondità, bisogna abbandonare la superficie e lasciarsi andare” ha iniziato così, l’incontro, Maria Pia Ammirati. E il ruolo delle Teche RAI è, fin da subito, chiaro. “Carosello è uno dei titoli più importanti della RAI, che ha 3 milioni di ore di contenuti nei suoi archivi. E Luciano Emmer, che ne è il padre, ha dato tantissimo alla televisione. Era un regista di cinema che riversava, nella pubblicità, le sue due passioni: l’arte e i nuovi linguaggi.”

Carosello nasce, quindi, agli albori della televisione e si comprende fin da subito che la RAI ha una pervasività talmente imponente, nella società dell’epoca, che sarebbe impossibile non utilizzare un mezzo così importante.

“Mettere mano sulle teche RAI consente di ricomporre la storia professionale dei cineasti italiani”, continua Sergio Toffetti. “Tutti i registi, meno Visconti che era ricco di famiglia, facevano pubblicità in quegli anni. Si trattava di veri e propri film in 3 minuti”. Il discorso si sposta poi sulla trasmissione televisiva di Emmer, Io e…, un programma assolutamente innovativo per l’epoca, tutt’oggi fortemente attuale. E così vediamo Cesare Zavattini che parla dell’ultimo quadro di Van Gogh, Campo di grano con corvi, Riccardo Bacchelli che racconta Morandi e Federico Fellini che compie un viaggio lungo gli spazi dell’EUR a Roma.

Alla fine dell’incontro abbiamo posto alcune domande a Maria Pia Ammirati sull’importanza del Carosello, e dei progetti futuri delle teche RAI.

La prima domanda, forse la più naturale è diretta, è stata: Perché è nato il Carosello?
All’epoca, in Italia, c’erano vincoli e leggi che non permettevano l’accavallamento di pubblicità. Si pensa, fin da subito, di farne un programma a sé stante, con codici e linguaggi propri, tecniche e idee assolutamente innovative. Siamo nel pieno della creatività più assoluta: attori, registi, grafici, i migliori tecnici e professionisti del cinema, tv, e prosa italiana partecipano ai Caroselli. I famosi 3 minuti, con i 30 secondi finali dove il marchio veniva citato, diventano un contenitore dentro un contenitore.

Perché il Carosello è morto?
Questa domanda se la sono posta in tanti ed Emmer, in Carosello che passione e soprattutto nella seconda parte intitolata, Ma chi l’ha ucciso? cerca di dare una risposta. Ho fatto questa domanda anche a Marco Giusti, un amico, ed è arrivato a questa conclusione: Carosello muore come muoiono tutte le cose, perché sono cambiati i tempi. La società dell’epoca stava cambiando, si stava passando da un’Italia che aveva vissuto il boom economico e si stava avviando verso l’Austerity. Arrivano poi gli anni ’80, un’epoca che ha segnato l’Italia e non solo. Carosello muore, forse, anche per paternalismo, come dice Eco. Non c’è più l’ingenuità di un tempo e siamo in un momento dove Carosello non rispecchia l’Italia dell’epoca. Carosello interpretava un’Italia che non c’era, un paese che non si riconosceva più in un mondo idilliaco, un mondo pubblicitario ed economico che non era più quello di una volta, finiva il boom e l’economia si articolava in consumi diversi.

Quali sono i progetti che avete in serbo, per il prossimo futuro, con RAI TECHE?
Abbiamo tantissimi progetti: abbiamo appena vinto i Focal International Awards 2018 a Londra col restauro de La lunga strada del ritorno di Alessandro Blasetti nella categoria Best Archive Restoration And Preservation Title e stiamo preparando una conferenza molto importante con la FIAT/IFTA (Federazione Internazionale degli Archivi di Televisione).
dove si parleràdegli archivi e del futuro. Stiamo preparando, inoltre, quattro grandi documentari con Patierno, Comencini, Cappuccio e Munzi. Vogliamo valorizzare l’archivio, desideriamo che venga visto con occhi diversi e punti di vista differenti, quello dei cineasti. Infine stiamo preparando una grandissima mostra al Vittoriano, a dicembre, sugli sceneggiati e fiction RAI, partendo dagli albori fino ai giorni nostri. Un progetto a cui penso da molto tempo e che, finalmente, vede la luce anche grazie a Peppino Ortoleva e Stefano Nespolesi. Abbiamo, quindi, enormi e bellissimi progetti, restauri e presentazioni a Locarno e Cannes.

Il lavoro delle teche RAI si riconferma, quindi, importante nella preservazione della memoria. Una memoria infinita. Lo ha detto anche Maria Pia Ammirati alla fine dell’intervista: “Chi lavora negli archivi capisce che non c’è mai fine.”

Fabio Astone

Foto di Margherita Caprilli