03/04/2020

Il Cinema Ritrovato | Fuori Sala #4

Sorry, this entry is only available in Italian. For the sake of viewer convenience, the content is shown below in the alternative language. You may click the link to switch the active language.

“La domenica senza la pasta col sugo è una domenica che non vale niente.
I maccheroni, col ragù denso e profumato, vengono covati per una settimana intera.
Sono il colore della festa per chi vede tutti i giorni
il pane, le fave e una goccia d’olio”.

 

Quarta puntata della rubrica online “Il Cinema Ritrovato | Fuori Sala“, alla scoperta di piccole perle di cinema conservate nei nostri archivi (guarda gli episodi precedenti).

Nuovo viaggio nel tempo, questa volta in direzione delle splendide terre di Puglia: Maccheroni, un corto straordinario – indagine etnografica e, contemporaneamente, racconto poetico – diretto e commentato nel 1959 da Raffaele Andreassi.

Guarda l’introduzione e il film cliccando sull’immagine:

p

“Chi muore muore, chi campa campa, basta che ci sia un piatto di maccheroni con la carne”, ci assicura il cantante pugliese (da Apricena) Matteo Salvatore. Lo traduciamo indegnamente dalla lingua madre, per ribadire una verità nota: quando parliamo di identità, il cibo è da sempre uno dei segni distintivi più autentici. Qui siamo nel Gargano (Peschici? Accettiamo molto volentieri suggerimenti), dove il piatto della domenica sono i “maccaruni” conditi coi pezzi di carne (da non confondere col ragù), e per il resto della settimana occorre accontentarsi del pancotto a base di pane raffermo con cicoria, fave e patate (un piatto povero che oggi talvolta passa per ricercata prelibatezza). 

Il restauro del film, realizzato dalla nostra Cineteca, fu mostrato in anteprima al Festival di Berlino del 2014, ottenendo tutti gli applausi che merita. Lo dobbiamo a Raffaele Andreassi, autore di un pugno di lungometraggi da riscoprire in blocco, di programmi televisivi di intelligenza oggi chimerica, e di così tanti corti che è difficile contarli. Maestro degli slittamenti di prospettiva, dell’erranza dello sguardo, delle esitazioni di giudizio che scavano in profondità inattese, Andreassi ci regala con questo film uno dei suoi gioielli. Dolce e crudele, malinconico e arrabbiato, denso di realismo e avviluppato nel fiabesco. Guardarlo è come camminare in equilibrio a braccia aperte tra le galline e i panni stesi. Andreassi è stato anche uno dei migliori registi di documentari d’arte che abbiamo avuto (qui limitiamoci almeno a fare un cenno ai suoi sconcertanti capolavori su Antonio Ligabue): per questo, davanti a un bambino che si imbratta il viso di sugo, per riflesso automatico ci viene da pensare a un gesto pittorico. Una pennellata di rosso pomodoro, che qui diventa il colore della festa. Ma per festeggiare ancora, l’appuntamento è a giovedì prossimo (Andrea Meneghelli).

p

Rubrica a cura del direttore della Cineteca Gian Luca Farinelli e del responsabile dell’Archivio Pellicole Andrea Meneghelli.