30/06/2019

Il Cinema Ritrovato 2019: Keaton VS Chaplin

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I due grandi autori del cinema muto, Buster Keaton e Charlie Chaplin tornano al Cinema Ritrovato. Confronto e analisi di due autori intramontabili nella memoria del pubblico.

Come di rito, anche a questa edizione del Cinema Ritrovato un ruolo di spicco è spettato a Buster Keaton e Charlie Chaplin, entrambi notissimi esponenti del “Silent Movie” comico. Le loro pellicole restaurate in 4k, The Cameraman e The Circus, infatti, sono state le protagoniste dei cinceconcerti in piazza Maggiore e, con la loro comicità intramontabile, hanno saputo ancora una volta strappare risate e standing ovation a tutto il pubblico lì presente.

Da sempre è vivo il confronto tra i due autori del genere comico, in quanto la loro diversità è netta quanto il loro successo. Basta guardare qualche minuto di un loro film per notare che la loro diversità è già rilevabile nella loro corporeità ed espressività: Keaton ha una camminata regolare e sul suo volto regna sempre un’espressione serissima, malinconica e imperturbabile (proprio la fissità del volto gli fece attribuire il soprannome “faccia di pietra”). Chaplin invece punta a una camminata molto più stramba, quasi pagliaccesca, enfatizzata dalle grosse scarpe che porta, per l’appunto simili a quelle dei clown. Sul suo volto si delineano molteplici espressioni e smorfie, e, a differenza di Keaton, mostra molto spesso un grande sorriso a trentadue denti.

Anche il loro modo di rapportarsi all’amore è diverso: Buster, essendo un personaggio più timoroso e sognatore si rapporta alla donna amata con ritrosia e paura, ha difficoltà a esprimere i propri sentimenti. Charlot invece, essendo un personaggio tendenzialmente più astuto, sveglio e disinvolto non si lascia intimorire dalla timidezza o da situazioni difficili e si butta.

In Keaton le situazioni comiche nascono da equivoci, dalla sfortuna che lo perseguita sempre e dalla realtà che gli si rivolta contro; nelle sue storie si ritrova sempre un contrasto fra sogno e realtà, infatti anche il modo di utilizzare la cinepresa è più complesso di altri: segue i personaggi, si sofferma nei primi piani, sfrutta gli effetti speciali del tempo per puntare al surreale. In Chaplin, invece, le situazioni comiche nascono, sì da equivoci, ma soprattutto dal modo assolutamente convinto e caparbio in cui egli prova a mettergli rimedio, come se non si trovasse mai davvero fuori posto. Il suo cinema mantiene sempre uno stretto contatto con la realtà nuda e cruda “della strada”. A livello tecnico mira alla scomparsa della cinepresa, non segue i movimenti dei personaggi, ma la tiene prevalentemente fissa e opta per pochi primi piani.

Malgrado la loro diversità, le loro opere, mostrate in Piazza, si elevano per le importanti riflessioni di cui sono portatrici. In The Cameraman Keaton svolge una riflessione metalinguistica, altamente intellettuale, sulla macchina da presa come strumento di rapporto con il reale e come mezzo di documentazione (come emerge non solo dalle mirabolanti riprese che realizza Keaton durante la guerra dei Dong, ma anche dalle riprese realizzate dalla scimmietta durante il salvataggio della ragazza che sta per annegare).

The Circus si fa invece portatore di un’altra importante riflessione relativa al concetto di comicità e risata: sembra suggerire che la comicità sia inconsapevole e involontaria e che dunque sia impossibile apprendere un modo per suscitarla. Di fatto il pubblico del circo ride di Charlot, scambiato per un clown, il quale non ha la minima idea (o intenzione) di essere la causa di tanto riso.

La grandezza di questi autori rimarrà sempre vivida nelle menti dei numerosi spettatori, che hanno assistito, negli anni, alle loro opere: una conferma su tutte le standing ovation in Piazza Maggiore alla fine della proiezione dei loro capolavori.

Approfondimento di Cinzia Baldi

Nell’ambito del corso di Alta Formazione per redattore multimediale e crossmediale, nel progetto di formazione della Cineteca di Bologna.