03/04/2020

Fuori Cinema | Film in TV (ma da vedere) _ sabato 4 aprile

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Una cinquina con quattro titoli americani imperdibili e un film italiano firmato da Carlo Mazzacurati quella che apre il weekend.

Vediamo quindi le nostre proposte per sabato 4 aprile:

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BIG FISH (2003, 110 min) di Tim Burton
[Sky cinema drama (canale sky 308), ore 21] 

Tim Burton scalda la sua vena gotica (Edward mani di forbici, Nightmare before Christmas) fino a farla evaporare in migliaia di delicate goccioline d’acqua dai cui filtra una luce fiabesca. Il viaggio di Will (Billy Crudup) alla ricerca della vera identità di suo padre morente, Edward Bloom (interpretato da un meraviglioso Albert Finney), lo condurrà, attraverso i personaggi e i paesaggi di un’Alabama leggendaria, a riconciliarsi con il genitore, ritrovando se stesso. Le rocambolesche avventure del giovane Edward (interpretato dal camaleontico Ewan McGregor), danno al regista l’occasione di dispiegare al completo tutte le sue risorse creative e immaginifiche che prendono corpo in un cast d’eccezione (Jassica Lange, Helena Bonham Carter, Marion Cotillard, Steve Buscemi, Danny De Vito) e in un uso sapiente degli effetti speciali. 
(M.Z.)

Approfondimenti

Recensione del film su Cinematografo

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NOTTE ITALIANA (1987, 93 min) di Carlo Mazzacurati
[Rai Storia (canale 54), ore 21.10]

Corre l’anno 1987, il cinema italiano ristagna, tra crisi dei film di genere, ultimi bagliori di venerabili maestri e nuovi autori che faticano ad affermarsi. Improvvisamente, quasi in punta di piedi, appare al Lido di Venezia un piccolo noir, atipico e originalissimo (ma nutrito di consapevoli memorie cinefile), calato nel maestoso e limaccioso paesaggio del delta del Po. Racconta le peripezie di un avvocato di città che, inviato nel Polesine per una perizia, si ritrova involontariamente a indagare su una rete di loschi traffici e opache connivenze. Mazzacurati, qui al debutto come la neonata Sacher di Moretti-Barbagallo che produce il film, già percorre sicuro la sua strada d’autore: storie minute e vivide, sommessi détour esistenziali, personaggi sperduti su ingannevoli orizzonti di provincia.
(A.C.)

Approfondimenti

La recensione di Alberto Farassino; Nanni Moretti, Angelo Barbagallo e Marco Messeri presentano il restauro del film al Torino Film Festival; un profilo-ricordo del regista di Manuela Martini; La sedia della felicità, l’ultimo film di Mazzacurati, su RaiPlay.

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SABRINA (1954, 113 min) di Billy Wilder
[La7 (canale 7), ore 23.30]

Questa volta guardiamo Sabrina, capolavoro visto forse mille volte, seguendo un scia visiva di luce e di stoffa. (Wilder accreditava a Givenchy una partecipazione quasi autoriale al film, dunque siamo autorizzati). La panoramica verticale che svela a David la ragazza in abito, cappello e valigie da parigina sofisticata (affermazione della nuova Sabrina). L’apparizione nel vestito da ballo, farfalla dalle ali appena spiegate (ingresso nel mondo di David). L’abito di raso nero che si gonfia intorno al corpo di lei dolcemente ubriaca e allungata sul tavolo delle riunioni “disegnando l’immagine di un cigno” (ingresso nel mondo di Linus). Infine quel sublime grado zero della couture e del travestimento, la calzamaglia nera da ballerina o da Musidora, che tra le ombre dell’ufficio di Linus (uno dei momenti più sofisticati dello straordinario lavoro di Charles Lang) la configura nella sua nudità sentimentale. Il canone d’eleganza che il film andava a fondare si sarebbe rivelato più longevo e cosmopolita di quanto chiunque, allora, avrebbe potuto immaginare; e Sabrina avrebbe trasformato una cristallina inattualità nella capacità autorigenerativa propria delle favole, capaci di resistere a mille ascolti, a mille visioni.
(P. C.)

Approfondimenti

La recensione di Bosley Crowther sul New York Times; la nostra cartolina (con scheda) della proiezione in Piazza Maggiore ‘Sotto le stelle del cinema’; Sabrina e la malinconia degli attori su Cinefilia Ritrovata; Audrey, Edith Head e Givenchy: la verità sul vestito nero da cocktail di Sabrina.

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GONE GIRL – L’AMORE BUGIARDO (2014, 150 min) di David Fincher
[Nove (canale 9), ore 23.55]

Nel matrimonio come in guerra, è tutta questione di strategia crudele, finché morte non ci separi. Adattando il best seller di Gillian Flynn (che qui firma anche la sceneggiatura), David Fincher si conferma uno dei registi più morbosamente freddi e calcolatori in circolazione. Se vi chiedete se sia mai stata girata una scena meravigliosa coi Post-it appesi alla parete, la risposta è sì, e la trovate in questo film. Sono l’emblema di una pulsione pianificatrice che prende il sopravvento sulla salute mentale, nostra e degli altri. Rosamund Pike, regina dei bigliettini appiccicaticci, è paurosa e irresistibile, in egual misura. Non aspettatevi una seratina coccolosa. 
(A.M.)

Approfondimenti

L’arguta recensione di Roger Ebert e un’intervista a Fincher su Filmcomment.

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Dalla mattina di domenica 5 aprile

IL CACCIATORE (The Deer Hunter, 1978, 182 min) di Michael Cimino
[Iris (canale 22), ore 8.05]

Più che un film sul Vietnam, Il cacciatore è una discesa epica e dolorosa nel trauma di un popolo che, con la guerra, si riscopre corroso dal male, fino al midollo. Può bastare ad estirparlo una pallottola sparata in testa? “Il mio film è un periplo dello spirito, che termina davanti all’alternativa: o il suicidio o il ritorno alla vita normale con una dose di speranza. Una domanda che non ci si è mai veramente posti, negli Stati Uniti”. Uno dei capolavori più contestati della storia del cinema, epopea di una sconfitta e scavo disperato nel cuore bastardo dell’America.(A.M.)

Approfondimenti

La scheda del film in occasione del Cinema Ritrovato 2018 e la recensione di Cinefilia Ritrovata dal Cinema Ritrovato 2018.

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Selezione titoli, commenti e link approfondimenti a cura di  Alessandro Cavazza, Paola Cristalli, Gian Luca Farinelli e Andrea Meneghelli.