30/06/2016

Cinefilia Ritrovata, focus sul cinema argentino

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Si muero antes de despertar (1952) di Carlos Hugo Christensen e Mas allà de olvido (1955) di Hugo Del Carril, visti nella sezione “Un’altra storia del cinema argentino”, presentano più di un punto in comune: entrambi sono tratti da opere letterarie – il primo da un racconto di William Irish e il secondo dal romanzo del 1892 Bruges la morta di Georges Rodenbach -, entrambi puntano su atmosfere cupe e morbose e soprattutto entrambi si ispirano in qualche modo a modelli hollywoodiani, trovando però allo stesso tempo una personale chiave di lettura del modello stesso. Il film di Christensen si ispira da un lato alle atmosfere e alle luci delcinema noir, mentre sono ancor più chiari i riferimenti, narrativi e visivi, a M-il mostro di Dusseldorf di Lang; il film è infatti una storia di pedofilia vista con gli occhi del bambino protagonista e raccontata come fosse una fiaba nera. I riferimenti al genere letterario vengono chiariti fin dai titoli di testa, quando la cinepresa si avvicina ad una giostra sulla quale ci sono le figure dei vari Pollicino e Cappuccetto Rosso, e confermati da una serie di scelte narrative che rimandano a celebri fiabe (su tutte, il bambino protagonista lascia segni del suo passaggio proprio come Pollicino).

Il film funziona e affascina proprio nei momenti in cui maggiormente segue questa strada, anche grazie all’uso “espressionista” di luci, inquadrature ed atmosfere che sottolinea ed esalta l’angoscia e la paura del giovane protagonista, trasmettendo la giusta dose d’inquietudine. Meno efficaci le scene di “calma” e di quotidianità, in particolare quelle ambientate in famiglia, all’insegna spesso di un didascalismo educativo un po’ posticcio e di un moralismo che talvolta sfiora il reazionario, anche in questo caso non sempre ben amalgamato alla narrazione. Segno questo della difficoltà del cinema, negli anni del peronismo, di essere veramente e fino in fondo libero (per esempio, era obbligatorio per questo genere di film l’elogio della polizia) .

Si passa dalla paura alla morbosità macabra con Mas allà de olvido, che ha in Rebecca-la Prima moglie il modello principale; un ricco possidente, disperato per la morte dell’amata moglie, ritrova le sembianze dell’amata in una prostituta. Il film di Del Carrill ha l’essenza dell’horror – in fin dei conti, è una storia di fantasmi – e l’apparenza del melodramma, con entrambe le poetiche che in qualche modo, incontrandosi, asciugano i rispettivi eccessi. È un film elegante e raffinato, ma non freddo, e che – come il film precedente – funziona soprattutto quando sottolinea con maggiore convinzione la morbosità di fondo della vicenda. Per questo, funziona soprattutto la parte finale, che presenta una sorta di climax in cui il regista mostra di sapere trarre il massimo dall’utilizzo delle polverose e cupe atmosfere dell’enorme e decadente villa e dall’esaltazione dei dettagli e dai particolari, ancora una volta riprendendo – come il film precedente – la lezione dell’espressionismo.

I due film brevemente analizzati diventano così conferma di una cinematografia in quegli anni certamente debitrice di modelli più radicati, ma capace ad ogni modo di trovare una propria personale lettura dei riferimenti alla base.

Edoardo Peretti