25/06/2018

Cinefilia Ritrovata: focus su ‘Les deux timides’, ‘Montaggio Bazin’ e ‘The Plunderers’

Sorry, this entry is only available in Italian. For the sake of viewer convenience, the content is shown below in the alternative language. You may click the link to switch the active language.

Continua il coverage critico della redazione di Cinefiliaritrovata.it con I due timidiMontaggio BazinI rapinatori.

I due timidi, commedia di René Clair:
“Il film contiene tantissime gag e tormentoni che hanno strappato molte risate nel pubblico in sala. Brillano gli effetti visivi curati da Robert Batton, che trasforma lo schermo in una tela in cui azioni e punti di vista contrapposti si alternano e prendono vita. Il montaggio è serrato, non ci sono punti morti e gli attori, con la loro gestualità, riescono letteralmente a dare vita alle loro azioni”.
Leggi l’articolo di Yann Esvan

Montaggio Bazin di Marianne Dautrey ed Hervé Joubert-Laurencin:
“Una figura quasi impensabile da trattare sul grande schermo: parlare di Bazin impone una tale consapevolezza di sé e del mezzo da impedire qualsiasi agiografia standard (la vita, la morte, le opere), e d’altronde la densità concettuale del suo pensiero rende vana qualsiasi forma di tassonomia semplificatoria, così come ogni tentativo di ritradurre i concetti in immagini”.
Leggi l’articolo di Maria Sole Colombo

I rapinatori di Joseph Kane
I rapinatori è uno dei trentasei film prodotti o distribuiti dalla bulimica Republic Pictures nel 1948. È chiaramente un b-movie, ma è curioso osservare che la sua uscita fu incastonata tra l’avventuroso Il sortilegio delle Amazzoni e il Macbeth di Orson Welles (cosa che può sembrare incredibile solo a chi non conosce le singolari relazioni tra l’artista e i suoi occasionali finanziatori). Questa terna stravagante ci interessa perché mette in luce l’ambizione di una casa di produzione che, dopo una marea di western spesso uguali a se stessi, giunse al blockbuster Iwo Jima, deserto di fuoco e, più tardi, ai capolavori Un uomo tranquillo e Johnny Guitar”.
Leggi l’articolo di Lorenzo Ciofani