Cinefilia Ritrovata, Cinema Ritrovato 2017: focus su ‘Zero in condotta’, ‘Sangue sulla Luna’ e ‘Cielo sulla palude’

I post di CinefiliaRitrovata.it dedicati al Cinema Ritrovato. Come ogni anno il magazine della Cineteca di Bologna seguirà da vicino – e con sguardo critico – gli appuntamenti più salienti in programma.

Cinema Ritrovato 2017: Zero in condotta

“La guerre c’est declarè!” dice il giovane Tabard, guidando i suoi compagni verso la rivolta. La guerra è dichiarata, quindi. La guerra contro il mondo degli adulti, le istituzioni ferree, le regole, le imposizioni, le violenze sottili. Una lotta verso lo Zero in condotta. Un numero tondo, panciuto, ma pieno di rabbia e privazioni.

Continua a leggere il pezzo di Fabio Astone

Cinefilia Ritrovata 2017: Sangue sulla Luna

Quando si parla di Robert Mitchum sono sostanzialmente due i generi cinematografici che vengono in mente: i western e i noir. Se per la prima categoria Mitchum è famoso per opere come La magnifica preda, El Dorado e A casa dopo l’uragano e per la seconda per Le catene della colpa e La morte scorre sul fiume, poco conosciuta è una pellicola che, nel 1948, per la regia di Robert Wise, seppe, anche grazie al talento di Mitchum, riunire questi due generi, di solito così distanti, ma mai tanto vicini. Il film racconta la parabola di Jim Garry, mercenario disilluso che viene assoldato dal potente mandriano, e vecchio conoscente del protagonista, Tate Riling per aiutarlo a strappare, con tutta la forza necessaria, i capi d’allevamento del rivale Lufton. Però, innamoratosi della figlia di Lufton e avendo compreso la disgustosa meschinità di Riling, Garry deciderà, anche per redimersi da errori passati, di passare dalla parte di Lufton, combattendo per la libertà e la giustizia.

Continua a leggere il pezzo di Pietro Luca Cassarino

Cinema Ritrovato 2017: Cielo sulla palude

Inattivo dai tempi di Bengasi (1942), Augusto Genina dovette aspettare sette anni prima di tornare dietro alla macchina da presa. L’occasione gli arrivò alle porte del Giubileo, con il biopic dedicato a Maria Goretti, visto con più di un occhio di riguardo da settori perlomeno sospettosi della progressiva egemonia culturale che la sinistra stava allora esercitando sul cinema italiano. Sarebbe semplicistico e sicuramente sbagliato dire che da regista di regime (suoi i migliori film di propaganda) Genina divenne qui regista della repubblica, massimo esponente di un altro realismo agli occhi di chi intendeva lavare i panni sporchi in famiglia.

Continua a leggere il pezzo di Lorenzo Ciofani