I cineconcerti in Piazza Maggiore e in Piazzetta Pasolini

Domenica 24 giugno arriva sullo schermo gigante di Piazza Maggiore l’imperdibile Rosita, ovvero il magico e tempestoso incontro tra Mary Pickford, fulgida giovane diva che già intravede il tramonto, ed Ernst Lubitsch, all’esordio di una mitologica carriera americana, con l’accompagnamento dal vivo dalla Mitteleuropa Orchestra del Friuli-Venezia Giulia, diretta dalla musicologa Gillian Anderson che ha ricostruito la partitura originale del film lavorando sugli spartiti recuperati alla Library of Congress di Washington.
Mercoledì 27 giugno sarà la volta di Settimo cielo di Frank Borzage, melodramma all’ombra della guerra, capolavoro di sapienza narrativa e vertiginosa bellezza scenografica, che ritroveremo amplificate dalla partitura orchestrale originale commissionata a Timothy Brock dall’Orchestre Philarmonique de Radio France ed eseguita dall’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna.
Quattro le proiezioni con lampada a carbone in Piazzetta Pasolini, quattro serate per ricreare la luce e le condizioni di una visione vintage. Tre appuntamenti saranno collegati alla rassegna Napoli che canta, accompagnati da tre gruppi che si ispirano alla grande tradizione partenopea: Guido Sodo e François Laurent, Antonella Monetti e Michele Signore e E Zézi gruppo Operaio.

I cineconcerti in Piazza Maggiore e in Piazzetta Pasolini

Ritrovati e Restaurati

I migliori restauri eseguiti in tutto il mondo, in 35mm e in digitale. Da Nerone (1909) a Totò che visse due volte (1998), ottantasette anni di cinema tra film da scoprire (De Toth, Clair, Joseph Kane) e film che non ci si stanca mai di vedere, soprattutto in versioni come queste (Mizoguchi, Aldrich, Nicholas Ray).Con tre film di produzione Republic scelti personalmente da Martin Scorsese, omaggio all’inesauribile ricchezza della serie B del cinema classico: That Brennan Girl, woman’s drama anni Quaranta di Alfred Santell, The Plunderers di Joseph Kane, western con delitto, e il mélo esotico Laughing Anne di Herbert Wilcox. Ricorderemo il cinquantenario del Sessantotto, con alcuni dei Cinétracts di Godard, Gorin e la bande Dziga Vertov.

Ritrovati e Restaurati

Marcello Come Here: Mastroianni ritrovato (1954-1974)

Ci sono attori che per tutta la carriera, passando da un ruolo all’altro, si sono costruiti una personalità multiforme e indefinibile, ce ne sono altri che sono stati fedeli al proprio personaggio dal primo all’ultimo film. E poi c’è Marcello Mastroianni. Una figura d’attore irripetibile, che ha coniugato aspetti difficili da coniugare: il grande interprete e l’icona, l’eleganza e l’empatia, la sensibilità e lo scanzonato disincanto. Nella tradizione del festival la retrospettiva consisterà in una selezione di otto titoli, attraversamento d’una carriera eccezionale: da Giorni d’amore di Giuseppe De Santis, che gli valse il primo premio della carriera, al grande successo di La fortuna di essere donna, commedia popolare di Blasetti, dall’incontro di una vita con Federico ai set internazionali che gli consentivano di lasciare Roma e rendersi irreperibile.

Marcello Come Here: Mastroianni ritrovato (1954-1974)

William Fox presenta: riscoperte dalla Fox Film Corporation

Fondata nel 1915 dall’imprenditore autodidatta William Fox, la Fox Film Corporation riunì la più talentuosa schiera di cineasti dell’era dello studio system. Nel periodo della transizione al sonoro su cui si incentra la rassegna, tra i registi Fox c’erano Frank Borzage, Allan Dwan, John Ford, Howard Hawks, William K. Howard, Henry King, William Cameron Menzies, F.W. Murnau, Raoul Walsh e molti altri grandi nomi. Un patrimonio che rischiò di andare perduto nel 1937, quando un incendio divampato nei magazzini della compagnia nel New Jersey distrusse tutti i negativi e la maggior parte delle copie positive. Se l’inventario della Fox è parzialmente sopravvissuto il merito va a Eileen Bowser del Museum of Modern Art, che lavorò con il produttore Alex Gordon per salvare le copie di riferimento e le copie di lavoro in nitrato conservate negli studios di Los Angeles. Questa rassegna presenta opere della collezione della Fox Film recentemente restaurate da Museum of Modern Art e da UCLA Film and Television Archive.

William Fox presenta: riscoperte dalla Fox Film Corporation

Luciano Emmer 100: l’arte dello sguardo

Bollato insieme ad altri autori anni Cinquanta con l’etichetta di ‘neorealismo rosa’, Luciano Emmer ha realizzato in quel periodo alcuni film di straordinaria freschezza, aiutando a ridefinire le coordinate estetiche del nostro cinema. Dopo il neorealismo e prima della commedia all’italiana, il suo cinema trova uno spazio autonomo, attento al dettaglio e all’atmosfera, cantore di personaggi giovani e di ceti in mutamento, alle soglie della modernità, spesso in una Roma raccontata con occhio vivissimo. Ma Emmer è anche (e forse soprattutto) un nome fondamentale nella storia del cinema documentario, anzi l’inventore del documentario d’arte. Autore di film che hanno saputo unire immagine e suono per trasformare in racconto le opere dei grandi pittori, da Giotto a Goya. Presenteremo anche una selezione di Caroselli e alcune puntate della popolare trasmissione Rai Io e…

Luciano Emmer 100: l’arte dello sguardo

Oltre lo specchio della vita: i film di John M. Stahl

Identità nascoste, relazioni amorose tormentate ma durature, destini tragici mitigati dall’altruismo e dal sacrificio… I film di John M. Stahl trattano queste tematiche familiari con uno spiccato senso di fluidità e immediatezza. Privilegiando una certa scarna modernità di stile e sentimenti, l’opera di Stahl conserva intatta la propria coinvolgente intensità emotiva malgrado sia stata a lungo trascurata dalla critica. In collaborazione con le Giornate del Cinema Muto di Pordenone, Il Cinema Ritrovato rivisita il lavoro di questo maestro del melodramma, uno degli autori americani più dimenticati. Il film muto The Woman Under Oath sarà proiettato a Bologna come anteprima dell’ampia retrospettiva di Pordenone in ottobre, che presenterà la maggior parte dei film muti sopravvissuti di Stahl realizzati tra il 1917 e il 1927. La nostra panoramica della sua carriera sonora, apprezzata per la sua grande ‘audacia’ dal critico Andrew Sarris, abbraccerà sia i suoi film prodotti dalla Universal Pictures, sia quelli meno noti ma altrettanto affascinanti realizzati per la 20th Century Fox. Nei due casi, potremo scoprire le tante sfumature del cinema di un artista unico, da quelle comiche e brillanti a quelle cupe e fataliste.

Oltre lo specchio della vita: i film di John M. Stahl

La donna con la Kinamo: Ella Bergmann-Michel

Ella Bergmann-Michel (1896-1971), artista costruttivista tedesca che lavorava principalmente con il collage e la fotografia, realizzò anche alcuni film, elementi preziosi di una carriera segnata dall’innovazione e dalle idee progressiste. Legata alle idee della Liga für unabhängigen Film e della Nuova Architettura, Bergmann- Michel definì il genere del film pubblicitario con Wo wohnen alte Leute, avviò la campagna di raccolta fondi per le cucine comuni e i refettori per disoccupati con Erwerbslose kochen für Erwerbslose, mentre i frammenti della sua ultima opera, Wahlkampf 1932 (Letzte Wahl), ci offrono una straordinaria testimonianza sulla campagna elettorale del 1932 nelle strade di Francoforte.

La donna con la Kinamo: Ella Bergmann-Michel

Alla ricerca del colore dei film

Risultato di un’accurata ricerca negli archivi del mondo, anche quest’anno arrivano sullo schermo dell’Arlecchino i preziosi Technicolor vintage. Titoli formidabili, cui le copie d’epoca restituiranno la qualità profonda e satura d’un colore perduto: la morbidezza impressionista d’un inizio secolo americano (Incontriamoci a Saint Louis), il rosso e l’oro splendente sui più bei corpi femminili degli anni Cinquanta (Gli uomini preferiscono le bionde), il cielo blu di Bodega Bay oscurato dagli Uccelli, i colori della natura matrigna di Un tranquillo weekend di paura, e le inedite texture cromatiche del nuovo cinema americano, da Getaway a Il padrino. Prosegue per il terzo anno il programma Kinemacolor; e l’Academy Film Archive presenterà una nuova selezione di reference reels, le bobine di riferimento utilizzate per stampare le copie con i colori voluti dai registi di film dei primi anni Settanta.

Alla ricerca del colore dei film

Cento anni fa: 1918

La produzione cinematografica del 1918 è segnata dall’ultimo anno della Grande guerra e dal momento di massimo splendore del diva film italiano. Potrete ammirare Francesca Bertini, Pina Menichelli e Lyda Borelli all’apice della loro arte, chiedervi come mai il poeta Vladimir Majakovskij adattò un romanzo di Edmondo De Amicis nella Russia bolscevica ed esplorare le attività cinematografiche controrivoluzionarie europee. Potrete riscoprire la popolarissima Hedda Vernon e la regista e attrice ceca Olga Rautenkranzová, e rallegrarvi che frammenti di Âmes de fous di Germaine Dulac, di Il caso Rosentopf di Ernst Lubitsch e di film con Bela Lugosi e Douglas Fairbanks siano stati ritrovati e restaurati. Una vera festa per gli occhi sarà offerta dalle scenografie di Ben Carré e dagli ambienti esotici ricostruiti in studio per i film d’avventura, genere in ascesa.

Cento anni fa: 1918

1898. Cinema Anno 3

Scienza e finzione, religione, cinegiornali e numeri di varietà: la produzione cinematografica del 1898 offre una godibilissima ricchezza. Una figura cruciale di quell’anno fu William Kennedy Dickson che diresse la produzione della Mutoscope and Biograph Syndicate, fondò filiali in Francia, Olanda e Germania, e girò – in un favoloso formato 68mm – spiagge, barche, regine e perfino il Papa intento a benedire la macchina da presa. I fratelli Lumière imboccarono la strada dei lungometraggi con una Vita di Cristo in tredici scene; e Georges Méliès, destreggiandosi tra le sue quattro teste ridenti, salvò il mestiere del cinema itinerante. Da Praga ci arrivano, in nuovi restauri i primi film cechi girati nel 1898 da Jan Krizenecky.

1898. Cinema Anno 3

Napoli che canta. Omaggio a Elvira Notari e Vittorio Martinelli

Questa piccola rassegna è un omaggio a due personalità importanti per il cinema napoletano. A dieci anni dalla sua scomparsa, ricordiamo con grande affetto e stima Vittorio Martinelli, che con passione si era messo sulle tracce della cinematografia partenopea, scrivendone una delle storie più avvincenti. Elvira Notari è il simbolo del cinema napoletano degli anni Dieci e Venti, e i suoi film sono straordinari esempi di come il mezzo cinematografico si è impossessato della tradizione popolare partenopea, di cui la canzone è la massima espressione. È dunque la musica il filo conduttore di questo programma, che propone importanti film in cine-concerti ma anche il nuovo restauro – sostenuto da The Film Foundation – di Carosello napoletano, un film musicale italiano sui generis che, non a caso, ha Napoli come protagonista (e una giovane Sophia Loren travolgente).

Napoli che canta. Omaggio a Elvira Notari e Vittorio Martinelli

Arrigo Frusta e l’officina della scrittura

Nella frizzante Torino degli anni Dieci, Arrigo Frusta (1875-1965), al secolo Augusto Sebastiano Ferraris, era direttore dell’Ufficio soggetti della casa di produzione Ambrosio. Eclettica figura di intellettuale bon vivant, notaio mancato e giornalista per vocazione, fu conquistato alla neonata cinematografia nazionale dalla curiosità verso la nuova tecnologia e anche dalle allettanti 300 lire mensili. Schiller, Virgilio, Balzac, D’Annunzio e Shakespeare, nessun adattamento era troppo impervio per la penna di Frusta che con più di 250 tra sceneggiature e soggetti realizzati al suo attivo, contribuì in maniera determinante a sistematizzare e orientare la pratica del ‘cinema scritto’. Il Cinema Ritrovato vuole offrire un assaggio – a partire dalla versione restaurata di Nerone (1909) – del mondo di storie che presero corpo sulla scrivania del prolifico sceneggiatore: tra imperatori e martiri risorgimentali, eroine romantiche e implacabili amazzoni, assassini psicopatici e principi delle favole in crisi depressiva, l’universo di Frusta ci offre un caleidoscopico punto di vista sulla produzione del cinema muto italiano.

Arrigo Frusta e l’officina della scrittura

Progetto Keaton

“Keaton collaborava con l’universo, un tratto che continua a distinguerlo dai suoi colleghi – scrive il premio Pulizer Walter Kerr – molti di loro consideravano il mondo fisico come un ostacolo da superare o evitare, con ingegno o coraggio. Keaton la pensava diversamente. Ovviamente era un esperto di ostacoli, eppure, per quanto pericoloso potesse essere, Keaton si fidava dell’universo.” Che sia nel bel mezzo dell’Alaska desolata a pesca con gli Eskimo, in un ranch di bestiame, indossando una tuta da sommozzatore tra cannibali e sottomarini, è proprio l’incontro tra i personaggi di Keaton e il mondo fisico che produce, nel migliore dei casi, un capolavoro, nel peggiore, infiniti ed esilaranti momenti comici.
Il progetto Keaton, lanciato nel 2015, è promosso dalla Cineteca di Bologna e Cohen Film Collection.

Progetto Keaton

Seconda utopia: 1934 – L’età dell’oro del cinema sonoro sovietico

Nell’Unione Sovietica il 1934 fu il primo anno di relativa libertà politica e, di conseguenza, un anno di perfetta armonia nella storia del cinema. Dopo una serie di crisi i registi sembravano aver finalmente conquistato un equilibrio tra qualità artistica, esigenze di botteghino e autorità. L’anno fu segnato dall’indescrivibile successo di Čapaev – elogiato da Ėjzenštejn , visto da Stalin trentotto volte e ancora oggi amato dai russi. I registi, dall’esperto Jakov Protazanov al relativamente sconosciuto Mark Donskoj, ripresero fiato sperimentando con gli effetti sonori e la musica (tra coloro che composero per il cinema nel 1934 vi furono Prokof’ev e Šostakovič), esplorando nuovi generi come la satira politica e la commedia storica stilizzata. Perfino il cinema muto ricevette nuovo slancio, arricchito dalle tecniche di recitazione e di montaggio del sonoro. Decenni dopo Grigorij Kozincev, che con Leonid Trauberg quell’anno diresse uno dei suoi film migliori, Junost’ Maksima (La giovinezza di Maksim), definì questo periodo “seconda utopia” (la prima aveva coinciso con il decennio post-rivoluzionario). Stavolta le speranze ebbero vita breve: il Grande Terrore iniziò nel 1936.

Seconda utopia: 1934 – L’età dell’oro del cinema sonoro sovietico

La rinascita del cinema cinese (1941-1951)

Alla fine della Guerra del Pacifico, nella Cina continentale e a Hong Kong si assiste a una rinascita del cinema e al ritorno dei film di qualità realizzati dai registi progressisti negli anni Trenta. Come dieci anni prima, questi film si incentrano soprattutto su tematiche contemporanee e sviluppano una sorta di neorealismo (molto simile al cinema italiano postbellico) che denuncia le peggiori ingiustizie dell’epoca e critica i lati oscuri della società. È un cinema che non tenta mai di dare lezioni ed eccelle in commedie talvolta a sfondo amaro, come Phoney Phoenixes con Li Lihua e Shi Hui, probabilmente il film di maggior successo della rassegna e Spoiling the Wedding Day. Ci sono poi opere che offrono la panoramica di un’epoca: è il caso di Along the Sungari River, che propone uno sguardo singolare e incantevole sulle gioie della vita quotidiana in un piccolo villaggio prima dell’invasione giapponese della Manciuria. Gli altri film provengono da due compagnie di Shanghai, la Kunlun di Xia Yunhu e la Wenhua di Wu Xingzai, che produssero grandi classici come Spring in a Small Town, Lights of Ten Thousand Homes, The Winter of Three Hairs e This Whole Life of Mine. Princess Iron Fan è il primo lungometraggio animato cinese (e asiatico). Film visto raramente, fu realizzato dopo l’occupazione giapponese di Shanghai nel 1937, durante il periodo chiamato ‘isola solitaria’, quando il cinema cinese poteva ancora sopravvivere liberamente sotto le concessioni francese e inglese.

La rinascita del cinema cinese (1941-1951)

Cinemalibero

Nel corso delle ultime undici edizioni, questa sezione ha tentato di presentare opere rimaste ai margini del mercato mainstream; capolavori dimenticati o che non hanno mai varcato i confini nazionali; film di cineasti che hanno saputo esprimere un punto di vista libero e un linguaggio unico e proprio di quella specifica latitudine cinematografica. Anche quest’anno Il Cinema Ritrovato presenterà i nuovi restauri, molti in anteprima, sostenuti da The Film Foundation/ World Cinema Project, assieme ad altri titoli recentemente restaurati da altre istituzioni e organizzazioni. Geograficamente distanti, le regioni esplorate sono cinematograficamente e ideologicamente vicine sin dalla fine degli anni Sessanta, quando il cinema africano iniziava a far sentire la sua voce e i cineasti latinoamericani teorizzavano, per la prima volta, un cinema militante in grado di ‘decolonizzare lo sguardo’ degli spettatori. Da allora, il cinema ha saputo trasformare le tradizioni orali, le storie e la memoria individuale in un potente messaggio collettivo (“i popoli delle mie arterie, le arterie dei popoli a cui appartengo” – disse il maestro africano Youssef Chahine). Attraverseremo le strade di Colobane, in Senegal, quelle del Burkina Faso, cammineremo ai fianchi dei rivoluzionari messicani e algerini, degli indigeni Guaraní nelle piantagioni di mate…

Cinemalibero

Yilmaz Güney, speranza disperata

Fu come attore che Yilmaz Güney instaurò un primo intenso legame con il suo pubblico, negli anni Sessanta, dopo essere apparso in un centinaio di film. Era adorato da milioni di persone che lo chiamavano affettuosamente “il re brutto” poiché sovvertiva l’immagine dominante del divo avvenente. Passò poi a scrivere e a girare film che riflettevano la realtà del suo popolo. Non fu un’impresa facile, dato che Güney trascorse dietro le sbarre i suoi anni più fertili. Riuscì tuttavia a lasciare il segno nella storia del cinema mondiale con film diretti, spesso in collaborazione, dalla sua cella. Sfidando le convenzioni del cinema popolare che lo avevano reso una star, nei suoi film Güney si concentra su uomini normali che lottano per l’esistenza in un mondo ingiusto. Sottoposti alla doppia costrizione della morale e della povertà, spesso i suoi antieroi si aggrappano a speranze ingannevoli prima di scivolare lentamente nella disperazione. Il risultato è un potente ritratto di un mondo in via di sviluppo tra oriente e occidente.

Yilmaz Güney, speranza disperata

Marcello Pagliero, l’italiano di Saint-Germain-des-Prés

Cineasta di frontiera, avendo lavorato tra Italia e Francia, nonché, a seconda delle necessità imposte dalle riprese, in Egitto, Nuova Guinea e Russia, Marcello Pagliero realizzò un’opera aperta a molteplici influenze. Quale segno d’appartenenza a una rete di intellettuali e di artisti, in Italia come in Francia, il regista fu molto vicino a Roberto Rossellini, che lo diresse in Roma città aperta, e a De Sica, Flaiano, Amidei, Sartre, Queneau, Genet, Astruc, Doniol-Valcroze… Autore imprevedibile, Pagliero firmò in Italia opere singolari come Roma città libera e Vestire gli ignudi, ma soprattutto diede al cinema francese due film emblematici di un approccio che unisce neorealismo, realismo poetico ed esistenzialismo: Un homme marche dans la ville e Les Amants de Brasmort. Elogiate da André Bazin, le due opere basterebbero a giustificare la sua reputazione, ma la filmografia di Pagliero nasconde anche altre perle, sia in Italia che in Francia.

Marcello Pagliero, l’italiano di Saint-Germain-des-Prés

Cécile Decugis, montatrice e regista

L’attività cinematografica di Cécile Decugis (1930-2017) durò quasi sessant’anni. Debuttò come montatrice apprendista per Max Ophuls, passando dall’epoca del sonoro ottico 35mm e delle giunte a colla fino all’era del digitale. Fu una montatrice storica della nouvelle vague: À bout de souffle, Tirez sur le pianiste – lavoro interrotto dal suo arresto per i rapporti con il FLN algerino, che le costarono due anni di carcere –, nove film per Rohmer tra il 1969 e il 1984… Era nota anche la sua attività di docente alla Femis, dove insegnava a trasgredire le regole. Era invece rimasto del tutto ignoto il suo lavoro di regista, sul quale si incentreranno due programmi composti da cortometraggi estremamente variegati – a partire La Distribution de pain (Réfugiés algériens en Tunisie), testimonianza brutale di un campo profughi alla frontiera tra Algeria e Tunisia nel 1957 – nonché da racconti morali al femminile, cronache e saggi. Programma a cura di Garance Decugis e Bernard Eisenschitz

Cécile Decugis, montatrice e regista

Censurati, ritrovati, restaurati

Una tranche speciale della nostra sezione ospita quest’anno film risorti da vicende censorie che per molto tempo, e per motivi diversi, ne hanno ostacolato o impedito la visione. L’autocensura di Ingmar Bergman, che ripudia e fa calare una coltre di mistero (appoggiato dai suoi primi studiosi) su Ciò non accadrebbe qui, apologo di guerra fredda a Stoccolma, ideologico tanto da essere imbarazzante, di inquietante ambiguità visiva; la censura francese che boccia l’‘immoralismo’ illuminista della Religieuse di Jacques Rivette, scatenando una protesta così risonante presso i “Cahiers du cinéma” da far poi diventare il film un caso epocale; la pura e dura censura del mercato, che fa sparire dalla circolazione The Last Movie e rimuove da Hollywood la voce dissonante di Dennis Hopper; e appunto Totò che visse due volte di Ciprì e Maresco, l’ultimo film bloccato dalla censura in Italia, motivazione blasfemia e oltraggio al sentimento religioso.

Censurati, ritrovati, restaurati

Le serate in Piazza Maggiore

Ladri di biciclette, forse ‘il’ capolavoro neorealista, mai presentato su uno schermo così grande, darà nuove risonanze emotive all’avventura d’un povero italiano nel dopoguerra, al suo girovagare ‘pedinato’ dalla cinepresa di De Sica, che qui tocca il punto più alto della sua collaborazione con Zavattini. Nuove risonanze ci attendiamo anche dalla proiezione del Settimo sigillo, il grande film medievale di Ingmar Bergman, danse macabre splendidamente illuminata da uno dei massimi fotografi d’ogni tempo, Gunnar Fischer, film traboccante di un’immaginazione visiva colta, popolare, tragica, farsesca, orrida e carnale. E ancora, sera dopo sera: Marcello Mastroianni nei panni immortali del barone Cefalù in Divorzio all’italiana di Pietro Germi, uno dei film che più hanno esportato (tra lucidità critica e stereotipo) un’idea dell’Italia nel mondo; Il cacciatore, il più implacabile e allegorico dei grandi film americani post-Vietnam; la riscoperta messicana Rosauro Castro e quanto a West Side Story di Wise e Robbins, il film che ridisegna il musical dalle fondamenta, basti pensare a che cosa sarà, sullo schermo della Piazza e in 70mm, la vertiginosa planimetria dei titoli di testa di Saul Bass…

Le serate in Piazza Maggiore