Yilmaz Güney, speranza disperata

Fu come attore che Yilmaz Güney instaurò un primo intenso legame con il suo pubblico, negli anni Sessanta, dopo essere apparso in un centinaio di film. Era adorato da milioni di persone che lo chiamavano affettuosamente “il re brutto” poiché sovvertiva l’immagine dominante del divo avvenente. Passò poi a scrivere e a girare film che riflettevano la realtà del suo popolo. Non fu un’impresa facile, dato che Güney trascorse dietro le sbarre i suoi anni più fertili. Riuscì tuttavia a lasciare il segno nella storia del cinema mondiale con film diretti, spesso in collaborazione, dalla sua cella. Sfidando le convenzioni del cinema popolare che lo avevano reso una star, nei suoi film Güney si concentra su uomini normali che lottano per l’esistenza in un mondo ingiusto. Sottoposti alla doppia costrizione della morale e della povertà, spesso i suoi antieroi si aggrappano a speranze ingannevoli prima di scivolare lentamente nella disperazione. Il risultato è un potente ritratto di un mondo in via di sviluppo tra oriente e occidente.
Programma a cura di Ahmet Gürata

 

Seyyit han (Bride of the Earth, 1968) • Umut (Hope, 1970) • Endişe (Anxiety, 1974) con Şerif Gören • Yol (1982) • Die Legende vom hässlichen König (The Legend of the Ugly King, 2007) di Hüseyin Tabak

 

Foto: Yilmaz Güney a Cannes