Cinemalibero

Nel corso delle ultime undici edizioni, questa sezione ha tentato di presentare opere rimaste ai margini del mercato mainstream; capolavori dimenticati o che non hanno mai varcato i confini nazionali; film di cineasti che hanno saputo esprimere un punto di vista libero e un linguaggio unico e proprio di quella specifica latitudine cinematografica. Anche quest’anno Il Cinema Ritrovato presenterà i nuovi restauri, molti in anteprima, sostenuti da The Film Foundation/ World Cinema Project, assieme ad altri titoli recentemente restaurati da altre istituzioni e organizzazioni. Geograficamente distanti, le regioni esplorate sono cinematograficamente e ideologicamente vicine sin dalla fine degli anni Sessanta, quando il cinema africano iniziava a far sentire la sua voce e i cineasti latinoamericani teorizzavano, per la prima volta, un cinema militante in grado di ‘decolonizzare lo sguardo’ degli spettatori. Da allora, il cinema ha saputo trasformare le tradizioni orali, le storie e la memoria individuale in un potente messaggio collettivo (“i popoli delle mie arterie, le arterie dei popoli a cui appartengo” – disse il maestro africano Youssef Chahine). Attraverseremo le strade di Colobane, in Senegal, quelle del Burkina Faso, cammineremo ai fianchi dei rivoluzionari messicani e algerini, degli indigeni Guaraní nelle piantagioni di mate…
Programma a cura di Cecilia Cenciarelli

 

Prisioneros de la tierra (1939) di Mario Soffici • La hora de los hornos (L’ora dei forni, 1968) di Fernando Solanas e Octavio Getino • Chronique des années de braise (Cronaca degli anni di brace, 1975) di Mohammed Lakhdar-Hamina • Fad’jal (1979) di Safi Faye • Pixote, a lei do mais fraco (Pixote – La legge del più debole, 1980) di Héctor Babenco • Parlons Grand-mère (1989) di Djibril Diop Mambéty • Hyènes (Iene, 1992) di Djibril Diop Mambéty • Central do Brasil (Stazione centrale, 1998) di Walter Salles

 

Foto: Hyènes