Dom

25/06

Cinema Lumière - Sala Scorsese > 10:45

Afrique sur Seine/SOLEIL Ô

Paulin Soumanou Vieyra, Mamadou Sarr/Med Hondo
Introducono

il regista Med Hondo, Margaret Bodde (The Film Foundation) e Cecilia Cenciarelli

Info sulla
Proiezione

Domenica 25/06/2017
10:45

Sottotitoli

Versione originale con sottotitoli

Modalità di ingresso

Tariffe del Festival

AFRIQUE SUR SEINE

Scheda Film

Afrique sur Seine è il nostro prologo. Perché ci permette di ricordare, a trent’anni dalla sua scomparsa, Paulin Soumanou Vieyra, primo studente africano laureato all’IDEHC di Sadoul e Mitry, indispensabile pioniere della storiografia cinematografica e illuminato documentarista.

Perché è il primo film di un regista del continente subsahariano a sollevare la questione della diaspora e della ‘presenza africana’ a Parigi, un decennio prima che Sembène e Hondo portassero in scena la dannazione della Costa Azzurra e l’alienazione della capitale francese.

Perché Afrique sur Seine, questo ‘piccolo saggio etnografico alla rovescia’, ha il merito di aver fatto muovere al cinema africano i suoi primissimi passi su un terreno aspro e ostile. Sono gli anni in cui, come ricorda Manthia Diawara, il governo francese attua per la prima volta in maniera diretta le disposizioni del Decreto Laval, emanato nel 1934 per ostacolare la nascita del cinema africano e un qualunque punto di vista sul colonialismo. Il primo a farne le spese è Afrique 50, girato clandestinamente in Costa d’Avorio da René Vautier. Quasi contemporaneamente al divieto, posto a Vieyra, di girare in Senegal, la censura colpisce Les Statues meurent aussi, feroce atto d’accusa contro l’alterazione del patrimonio artistico e culturale africano firmato Resnais-Marker. “Il cinema ha delle enormi responsabilità nel nostro paese – scrive Vieyra – è la lavagna su cui s’inscrivono i segni visibili della nostra conoscenza. Il libro illustrato dello svago. Il viaggio che ci porterà alla comprensione del mondo. Conserverà le nostre arti quando gli iniziati non saranno più il prolungamento di un museo vivente; sarà la nostra biblioteca. Il cinema sarà ogni giorno il nostro diario”.

Cecilia Cenciarelli

Cast and Credits

Sog., Scgf.: Paulin S. Vieyra, Mamadou Sarr. F.: Robert Caristan. M.: Paulin Soumanou Vieyra. Int.: Paulin S. Vieyra, Mamadou Sarr, Marpessa Dawn, Annette M’Baye. Prod.: Groupe africain de cinéma con il sostegno di Comité du film ethnographique du Musée de l’Homme. DCP. D.: 20’. Bn. 

SOLEIL Ô

Scheda Film

Il restauro di Soleil Ô ha utilizzato un 16mm invertibile, e due controtipi – 16 e 35mm – depositati da Med Hondo presso Ciné-Archives, gli archivi audiovisivi del Partito Comunista francese a Parigi. Una copia d’epoca, conservata presso l’Harvard Film Archive, è stata utilizzata come riferimento per la colour grading supervisionata dal direttore della fotografia François Catonné.

Ci siamo trovati a essere artisti ‘di colore’, come si dice di solito, per puro caso. Insieme a Parigi sostanzialmente per le medesime ragioni, Bachir, Touré, Robert e io ci siamo trovati nel bel mezzo di un paese, di una città, nella quale rimediare di che vivere, in parole povere, dove lavorare: essere un attore, un musicista, un cantante. E dove, però, ci si è subito resi conto che le porte erano chiuse […]. Allora, per uscirne, abbiamo pensato di formare tutti insieme un gruppo teatrale e, nell’attesa, abbiamo realizzato tutti insieme Soleil Ô. Per fare il film abbiamo dovuto scavalcare tutti gli ostacoli burocratici e materiali, in altri termini trovare un produttore e dirgli: “È il miglior soggetto che ci sia, perché ci crediamo”. Per sentito dire, “se si è bravi a parlare, si è bravi anche a fare un film”. Ebbene, abbiamo fatto Soleil Ô senza un centesimo […]. Tutte le scene sono ispirate alla realtà. Perché il razzismo non s’inventa, soprattutto al cinema. È una specie di mantello che ti mettono addosso, con cui sei obbligato a vivere. Anche la scena della confessione, all’inizio: in effetti, nelle Antille dove sono nato, ai bambini, quando andavano a confessarsi, insegnavano a nominare come peccato il fatto che sapevano parlare il creolo. Ma so bene che il cinema da voi definito cinema-verità ha sempre evitato di dire cose del genere. L’unica cosa che ha fatto in questo senso è stato prendere dei volti di neri e mescolarli alla folla. Per mostrare che più l’Occidente tenderà economicamente a espandersi, più avrà bisogno di manodopera nera. E così l’Africa resterà un continente sempre più sottosviluppato: dire il contrario è dire il falso […]. L’idea iniziale era quella di far vedere tutti i luoghi deputati, privilegiati dai turisti, gremiti unicamente di neri. D’improvviso si vedeva il Sacré-Cœur e si vedevano solo neri. Sarebbe stato un bell’impatto cinematografico. Solo che l’idea è rimasta sulla carta, non si è riusciti a tradurla in immagini.

Med Hondo, “Jeune Cinéma”, giugno-luglio 1970

Cast and Credits

Sog., Scgf.: Med Hondo. F.: François Catonné, Jean-Claude Rahaga. M.: Michèle Masnier, Clément Menuet. Mus.: Georges Anderson. Int.: Robert Liensol, Théo Légitimus, Gabriel Glissand, Mabousso Lô, Alfred Anou, Les Black Echos, Ambroise M’Bia, Akonio Dolo. Prod.: Grey Films, Shango Films. DCP. D.: 98’. Bn.