Intervista a Marco Melegaro, autore del volume ‘Carosello, genio e pubblicità all’italiana’

Intervista a Marco Melegaro, ospite nei giorni scorsi del Cinema Ritrovato, giornalista della sezione spettacolo di SkyTG24 e autore del libro “Carosello, genio e pubblicità all’italiana” (Novecento Edizioni). Nel volume Marco Melegaro esamina il fenomeno del Carosello come lente privilegiata per l’interpretazione degli anni dal ’57 al ’77 in Italia, ovvero dal miracolo economico sino alla crisi petrolifera delle domeniche dell’austerity. “Un libro che è un atto d’amore e un debito di riconoscenza proprio nell’anno in cui si sono celebrati i sessant’anni della prima puntata di Carosello”.

Ci parli del libro “Carosello, genio e pubblicità all’italiana”
Come dice il titolo, il libro è in sintesi la storia del programma televisivo “Carosello”, che è andato in onda dal ’57 al ’77, e parla dell’unicità della nostra prima forma di pubblicità televisiva. Si trattava di cortometraggi realizzati in pellicola – tengo sempre a dire che Carosello era un prodotto che andava in tv, ma di fatto era cinema – ogni sera alle 20.50, ne trasmettevano quattro o cinque episodi. La tipicità di Carosello era lo storytelling su cui erano costruite queste pubblicità: infatti prima c’era l’espediente narrativo e poi, solo alla fine, si poteva far vedere il prodotto. Questo perché tra la fine degli anni ’50 e gli anni ’60 c’erano una censura e una riservatezza di natura politica e commerciale rispetto alla divulgazione dei prodotti, dunque l’ostentazione del prodotto era fortemente limitata. Il prodotto andava fatto vedere solo all’inizio, o più solitamente alla fine, nel cosiddetto “codino” che erano i 30 secondi finali delle pubblicità – in media duravano tra il minuto e 45 e i due minuti e mezzo, solo nel ’76 arrivano alla durata standard di un minuto. Il programma è assolutamente stato un capostipite della pubblicità e anche di un certo modo di fare cinema; perché quando si andava a Cannes al festival della pubblicità, gli unici a presentare delle storie lunghe erano gli italiani… Si trattava di un tipo di pubblicità che al tempo venne anche imitato dagli americani, basato tutto sul racconto di una storia.

Dunque uno storytelling ante litteram, ora ci si vanta di aver inventato lo storytelling associato al marketing, ma evidentemente non è così.
Si ma questo perché al Carosello lavoravano i migliori sceneggiatori, i migliori registi… dietro al Carosello c’era il lavoro di tutte le eccellenze del cinema, dunque gli esiti, anche da un punto di vista della costruzione della narrazione, erano notevoli.

In effetti gli standard televisivi degli albori erano molto alti…
Si, molti grandi attori hanno fatto il Carosello, alcuni se ne sono vergognati e in un secondo momento hanno cercato di omettere questa informazione, altri invece lo hanno dichiarato con orgoglio: ne ho intervistati molti nel mio libro. Il volume ha la caratteristica di correlarsi a quello che succede, anno per anno in Italia, sempre da un punto di vista del costume, da un punto di vista sociale. Ad esempio nel ’57 abbiamo i primi supermercati e così cambia la distribuzione e cambiano le esigenze di divulgazione della pubblicità; Carosello sicuramente nasce per questo, perché l’Italia stava cambiando e si stava avviando al boom economico. Poi, anno per anno, ho cercato di capire cosa è successo, come è cambiata la società, dunque ho attuato un approfondimento di natura storica e sociologica, accurato ma senza troppe pretese accademiche (anche se il libro è appena stato inserito nel programma di un esame alla Cattolica). Nel ’58 c’è il successo di “Volare”, la canzone di Modugno, nel ‘59 gli autogrill… Anno per anno, a seconda di come l’Italia cambiava – e cambiava molto – cambiavano anche i consumi. Tante pubblicità erano su lavatrici e frigoriferi perché negli anni ’60, in Europa, abbiamo il boom delle vendite di questo tipo di prodotti, mentre adesso la produzione è completamente de-localizzata. Dunque il libro è anche una chiave di riflessione su cosa veniva pubblicizzato a seconda del periodo, rivelando molti aspetti sulla produzione e i consumi del Paese. Ad esempio negli anni ‘60 Il frigorifero era l’oggetto del desiderio per eccellenza.

In effetti in quegli anni molti pensavano che una donna realizzata fosse la casalinga che aveva in casa propria questi elettrodomestici.
Si diciamo che in questi anni la rappresentazione più alta della donna era proprio la donna di casa, assolutamente, poi in qualche pubblicità veniva proposta l’immagine di una donna più emancipata, meno tradizionale, ma era più raro.

Qual è – se c’è – il suo episodio preferito?
Mah, sono tanti, io dico sempre che Carosello ha dato un grosso impulso alla storia italiana dell’animazione: tanti studi di animatori, Bozzeto in primis, sono nati da Carosello e grazie a Carosello hanno ottenuto gli introiti  per produrre i propri lungometraggi. Dunque Carosello ha rappresentato un grosso contributo all’animazione, ad esempio Calimero è un personaggio che è vissuto anche molto dopo la fine del Carosello. Dire la pubblicità preferita è sempre un po’ difficile, ma ad esempio a me piacciono particolarmente quelle degli anni ’70 perché le vedevo in quegli anni, da bambino.

Quando è uscito il libro?
Il libro è uscito l’anno scorso, nella doppia ricorrenza dei sessant’anni dall’inizio e dei quarant’anni dalla fine del Carosello.

In apertura vedo questa bella frase di Godard…
Si, molto provocatoriamente Godard definisce il Carosello come il più bel prodotto del cinema italiano. C’è da dire che al tempo il 57% di quello che veniva girato in pellicola era destinato al Carosello. Infatti la formula prevedeva che non si potesse ripetere una pubblicità, e così le aziende dovevano fare dei cicli da sei pubblicità e inventarsi sempre delle narrazioni nuove, dunque c’era un grande investimento materiale e creativo che rappresentava una parte molto consistente della produzione visiva del tempo. 

Mi interessava molto questo aspetto dei cineasti che facevano il Carosello e poi si vergognavano di farlo sapere in giro…
Si, nelle interviste mi è capitato qualcuno che mi ha detto “Ah, io non ne parlo…”. C’è da dire che molti grandi registi hanno fatto il Carosello, così come i grandi attori: se escludiamo Mastroianni e Vitti, per quel che riguarda gli attori, possiamo dire che si cimentarono praticamente tutti.
Per quel che riguarda i registi uno dei più importanti fu senz’altro Emmer, che è stato oggetto qui al Cinema Ritrovato di una retrospettiva sul suo lavoro di regista per il Carosello.
Per concludere posso dire che il mio libro che non è solo un amarcord, ma è la fotografia di un’epoca, sia pur sinteticamente e con un criterio di scelta personale delle pubblicità; avendone viste parecchie, credo comunque di aver incluso nel volume le più importanti e significative. Un libro che è un atto d’amore e un debito di riconoscenza proprio nell’anno in cui si sono celebrati i sessant’anni della prima puntata di Carosello. 

Leggi l’approfondimento “Il Carosello di Luciano Emmer e la fine del grande cinema della réclame” scritto da Orazio Francesco Lella per Cinefilia Ritrovata. 

A cura di Laura Di NicolantonioKabir Yusuf Abukar

Foto di Kabir Yusuf Abukar