Il progetto di ricerca ‘Producers and production practices in the History of Italian cinema’, una sinergia tra Italia e Inghilterra

Lo scorso 25 giugno, in occasione della presentazione del progetto di ricerca  Producers and production practices in the History of Italian cinema che si è tenuta al MAMbo, Stephen Gundle della University of Warwick ha illustrato la natura internazionale del progetto, data da una sinergia tra Italia e Inghilterra. 

Stephen Gundle: “Il progetto della mostra Dream Makers è un progetto britannico, finanziato da un ente di ricerca britannico che ci permette di proseguire con queste approfondite ricerche – io e Karl Schoonover lavoriamo all’Università di Warwick, Stefano Baschiera lavora a Belfast alla Queens University e una parte del nostro tempo è “comprata” per liberarci dagli impegni didattici e occuparci al meglio del progetto. Poi abbiamo a tempo pieno due ricercatrici– e qui siamo veramente fortunati, perché abbiamo potuto contare su Barbara Corsi e Marina Nicoli, due esperte dell’industria cinematografica italiana, che hanno lavorato e continueranno a lavorare a tempo pieno sul progetto. Il progetto vede una collaborazione molto importante con la Cineteca di Bologna, che ha messo a disposizione della ricerca il Fondo Cristaldi: siamo molto grati al Direttore Gian Luca Farinelli, Michele Zegna, Rosaria Gioia per il loro entusiasmo e anche per le risorse e i mezzi che hanno messo a disposizione del progetto.
Il progetto si occupa del produttore e della produzione. Credo che in Inghilterra siamo riusciti ad ottenere i fondi per sviluppare questa ricerca sul cinema italiano principalmente per il fatto che il produttore è una figura un po’ sconosciuta (molti possono citare qualche nome di produttore italiano, ma in generale questa figura è molto poco nota). Dunque l’idea è quella di affrontare una parte della storia del cinema che è spesso stata trascurata dai più: ad esempio noi studiosi del cinema se vogliamo andare a trovare testi su registi o su attori, li troviamo senza alcun problema, ma se abbiamo bisogno di un testo sui produttori facciamo molta fatica. Il nostro compito è stato dunque quello di riempire questa lacuna, di intraprendere uno studio degli archivi specificamente sull’industria cinematografica italiana.
Il secondo motivo per cui secondo me siamo riusciti ad avere questo finanziamento è perché l’industria cinematografica italiana non è mai stata solo italiana, ma è sempre stata un’industria rivolta al mondo, i cui prodotti sono conosciuti in molti paesi tra cui l’Inghilterra. Ad esempio Stefano Baschiera, in conversazione con Sandra Zingarelli, figlia del produttore Italo Zingarelliha evidenziato come Lo Chiamavano Trinità sia stato un successo in moltissimi paesi; Karl Schoonover, che si occupa proprio di studiare la presenza del cinema italiano nel mercato mondiale ha evidenziato come gli italiani abbiano avuto fin dagli anni ’50 un ruolo fondamentale anche sul piano della distribuzione internazionale. Dunque non abbiamo proposto una ricerca settoriale, destinata ad una sola nazione, ma una ricerca che si occupa del cinema internazionale. Abbiamo potuto anche contare sulla collaborazione di Gaetano Martino della Cineteca Lucana, grazie alla sua collaborazione siamo potuti accedere all’archivio e fare ricerche specifiche su ANICA, su IFE su tanti aspetti dell’industria italiana. Siamo anche molto grati ai due consulenti che ci hanno aiutato nel corso delle nostre ricerche: Gianpiero Brunetta e Per Luigi Raffaelli che ci ha presentato Gaetano Martino e ci ha aperto le porte della Cineteca Lucana”.

a cura Laura Di Nicolantonio