Il cinema secondo John Huston: conversazione con Michael Fitzgerald

Giovedì in Sala Auditorium il direttore della Cineteca Farinelli ha conversato con il produttore statunitense Michael Fitzgerald nell’ambito della lezione Il cinema secondo John Huston. Fitzgerald ha esordito nel mondo del cinema proprio con i film La saggezza nel sangue (1979) e Sotto il vulcano (1984), entrambi diretti dal regista hollywoodiano vincitore del premio Oscar per Il tesoro della Sierra Madre (1948).

Il produttore ha inaspettatamente parlato in italiano, rivelando al pubblico in sala che, da ragazzo, ha vissuto tanti anni in Italia. Farinelli ha iniziato la conversazione chiedendogli come il lavoro di traduttore di opere letterarie di suo padre abbia influenzato il suo modo di produrre cinema: “Quasi tutte le pellicole che ho fatto sono traduzioni da mezzo a mezzo”, sottolineando come la trasposizione di una qualsiasi narrazione in un’opera filmica sia un processo elaborato e non sempre fattibile.

Nella prima parte della lezione Fitzgerald ha raccontato del suo rapporto con Huston e dei suoi ricordi insieme al regista, autore di alcuni classici del cinema di Hollywood come Il mistero del falco (1941), La regina d’Africa (1951) e Giungla d’asfalto (1950), proiettato proprio in questi giorni durante Il Cinema Ritrovato insieme a La saggezza nel sangue.

Riallacciandosi al discorso della traduzione, il produttore ha spiegato di come Huston lavorasse alla trasposizione di un soggetto: “Pensava con una grammatica semplice, gli interessava far vedere solo la storia e non la macchina da presa […] eliminando tutto ciò che riteneva superfluo ai fini del racconto” e che: “Quando John Huston era intento a pensare, pensava davvero”.

Fitzgerald ha anche ricordato di come per Huston il cast fosse fondamentale: sapeva già dall’inizio quale fosse la persona adatta al ruolo e guardava al di là dell’attore, focalizzandosi sull’individuo in quanto tale. Ciò si traduceva in una semplificazione del lavoro del regista sugli attori, riducendo lo sforzo per far emergere la giusta interpretazione richiesta per il ruolo.

La lezione ha poi virato sul lavoro di produttore di Fitzgerald, partendo proprio dal suo rapporto con gli attori. Ha fatto riferimento ad alcuni professionisti con cui ha collaborato, come Jack Nicholson, Tommy Lee Jones e Sean Penn, del quale ha prodotto il terzo film La promessa (2001).

Dopodiché Farinelli gli ha chiesto quale fosse il filo conduttore tra tutti i dodici film da lui prodotti, e Fitzgerald ha risposto ironicamente che: “l’unico legame tra essi è il fatto che mi siano piaciuti tutti”. In realtà l’unico vero fil rouge tra le sue pellicole, come da lui stesso sottolineato, è che manca sempre l’happy ending o comunque il finale canonico che tutti si sarebbero aspettati: “Mi piace vedere i film con un lieto fine, ma odio farli, non so farli”.

“Con il cinema non si sa mai” gli disse una volta Huston, riferendosi alla difficoltà di girare ogni volta un film diverso. Per Fitzgerald è fondamentale trovare un gancio, cioè un elemento grazie al quale poter procedere passo dopo passo, dal capire che tipo di film si sta realizzando, per chi, perché e come renderlo reale. Ma la vera sfida è creare un prodotto finito che sia all’altezza delle aspettative. Il produttore ha confessato che proprio per questa ragione non è mai riuscito a guardare i suoi film, né da solo, né in sala con il pubblico: “Non riesco, ho paura”, ha ammesso, nonostante il suo primo film – che produsse a soli 26 anni – ebbe un successo di critica straordinario al New York Film Festival.

Alla domanda di Farinelli su quale sia stato il film che lo ha spinto a dedicarsi al cinema, Fitzgerald ha ricordato un simpatico aneddoto risalente al suo primo anno di università ad Harvard nel 1969, in particolare di una giornata trascorsa a casa con gli amici a guardare ripetutamente Amanti Perduti (1945) di Marcel Cerné, che fu per lui una sorta di epifania.

Il produttore ha concluso la conversazione con una frase in grado di racchiudere il vero spirito del cinema: “Una magia così totale che non si può non rimanerne innamorati a vita”.

Emanuela Vignudelli, Francesca Colò, Gianluca de Santis, report realizzato nell’ambito del Corso di Alta Formazione per redattore multimediale e crossmediale, organizzato dalla Cineteca di Bologna con il sostegno della Regione Emilia-Romagna e il Fondo sociale europeo e con la collabrazione di Stefania Pollastri e Fabrizio Colliva.